martedì, 31 ottobre 2006
VORREI
 
Vorrei un amore semplice
fatto di parole sincere.
Lo vorrei in giorni
dove mi possa scaldare
appena le prime gocce di pioggia
annuncino di lontano
l’arrivo di un temporale.
Un amore grande
quanto il palmo di una mano,
affinché mi sappia contenere
quando sarò alle porte di un dolore.
Un amore che mi accetti così
per quel che sono, e che
non mi voglia cambiare,
perché come tutti gli abiti che indosserò,
quella sarà una parte di me, poco importante.
un amore che sappia sorridere,
e che in volo mi indichi,
di una scelta la giusta direzione.
Un amore che mi sappia aspettare, e che
mi cerchi, quando le ore della sera
non mi vedranno tornare.
Vorrei questo amore fatto di pane,
apparecchiato sulla tavola della vita
per quando avrò fame.
Dove tutti gli invitati a mangiare
sappiano che se anche saremo nella polvere
ci sapremo con onore rialzare.
Un amore che valga questa esistenza,
un amore che sappia rispettare
con fiducia la stima avuta,
affinché nel silenzio
lo si possa ascoltare.
Ma soprattutto voglio un amore
consapevole… perché in fondo
un mattino non è un mattino,
e una notte non è una notte
se uno di noi due mancherà.
 
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categoria:poesie d amore
lunedì, 30 ottobre 2006

Il piacere

 

Ti poggerò le labbra
al confine tra capezzolo e seno,
là, dove il chiaro della pelle si fa scuro.
Farò così, dopo esser arrivato al suo estremo.
In questo modo lo vedrò sbocciare,
a tal punto da succhiarne il nettare,
crescendolo poi in bocca.
Strisceranno sulle tue gambe le mie gambe,
come serpenti, e anch’io scivolerò,
insinuando la mia testa nel tuo ventre,
lungo i fianchi,
per poi farmi spazio
tra l’incavo delle tue forme
dove la ragione verrà meno
nel sentir di quel luogo i profumi.
Come ancore, le mie braccia,
terranno fermo il tuo sussulto
mentre la mia lingua
si farà spazio nel buio del tuo mostrare,
trovando bagnate le estreme sponde.
Allora tu
affonderai le tue riserve,
stringendo forte la mia testa,
sospingendola con le mani,
affinché penetri
ancor di più in te.
Lì sentirò il tuo grido
…e il tuo piacere.
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categoria:poesie eros
lunedì, 30 ottobre 2006
...
IV° Frammento: La conferma.
 
                        Due giorni dopo, a casa di Franco un amico, segretario all’università di Roma, decisi di riprovare l’esperimento, ma questa volta volevo che qualcuno assistesse per comprovare quanto effettuato in precedenza.
Convinta la ritrosia della Rossa, ci ritrovammo nell’abitazione di quel mio conoscente alle 5 di un pomeriggio invernale.
Nel tragitto che compimmo con la macchina, in continuazione la Rossa mi ripeté più volte che quello non era il giorno giusto.
Convinta del contrario ci preparammo al secondo evento.
Stesa su di un lettino in una cameretta per bambini, la ragazza dal volto ingenuo chiuse gli occhi dicendomi di far presto perché non voleva far tardi a casa.
Contando e riproponendo la stessa scaletta della volta precedente, bastò poco che la Rossa avesse la stessa reazione del primo esperimento.
Al principio nella stanza c’eravamo solo noi due, poi di seguito chiamai il mio amico il quale si disse scettico e molto perplesso per quel che proponevo.
Nel vederla sdraiata e addormentata Franco mi chiese di provargli che quella sua apparente catalessi era realmente effettiva.
A quel suo esigere pensai di proporre la stessa identica azione fatta nella macchina, così la strinsi per un braccio con il palmo di una mano con tutta la forza che avevo, ma come speravo nulla accadde.
Franco, a quella visione non si scompose più di tanto, anzi rilanciò una nuova idea, un’iniziativa che definii demenziale ma che lui mise subito in atto.
Preso un accendino lo passò più volte sull’avambraccio della malcapitata Rossa, la quale ignara rimase immobile al suo posto fino a quando non suonò il citofono.
Inaspettatamente, Daniele, un amico di entrambi era lì di passaggio.
Salito e informato dell’accaduto ci chiese se fosse possibile fare un'altra prova in sua presenza. Titubante ma nel frattempo eccitato dal risultato di quell’esperimento, accettai.
Daniele, allora chiese il permesso di andare oltre. Per lui andare oltre significò presentarsi poco dopo con in mano una forchetta dopo aver girovagato nelle stanze in cerca di un’idea.
Non feci in tempo a chiedergli cosa volesse farne che la conficcò nel braccio già torturato della Rossa, la quale anche questa volta come nelle precedenti non fece un fiato, rimanendo impassibile con la testa poggiata sul cuscino.
Visionati i fatti, Franco e Daniele nell’uscire dalla stanza decretarono che tutto ciò non provava assolutamente nulla.
Vista l’ora tarda, ripetei il solito rituale per farla riavere, ma alla conclusione di quanto fatto, la Rossa non dava segni di ripresa.
Rendendomi conto che anche ai miei richiami verbali non rispondeva, alzai il tono della voce fino a scuoterla, nonostante ciò, non ottenni nessun effetto. Questo accadeva, mentre rammentavo le parole riferitemi prima del nostro arrivo: “Quello non era un giorno propizio”.
Preso da spavento, in un impeto di sgomento la schiaffeggiai una due, tre volte ma ancora senza esito. Nel momento stesso che pensavo al da farsi, vidi la sua bocca arrossarsi improvvisamente, dalle gengive, sopra gli incisivi iniziò a fuoriuscire un rigagnolo di sangue, così purpureo che tutti i colori intorno sbiadirono nel nulla.
A quella vista la paura divenne terrore e lo sgomento confusione.
Avvicinandomi al suo volto, la supplicai di rinvenire stringendole il viso nelle mani.
Promisi ad alta voce di non riprovare mai più, poi la carezzai tremando mentre altre parole sconnesse prendevano piede nella concitazione.
Abbassando il capo totalmente su di lei con la convinzione di aver commesso qualche errore, mi lasciai andare ad imprecazioni, mi maledissi, mi rimproverai, pregai fino a quando sentii lo sbattere delle sue ciglia contro le mie guance, un fatto questo che mi fece indietreggiare per lo spavento.
La Rossa come in un miracolo era tornata, con gli occhi aperti mi rivolgeva lo sguardo senza parlare, mentre io stringevo le sue mani nelle mie.
Era tornata come se una morta fosse di nuovo in vita, era lì sporca di sangue, mentre io ora guardavo il pavimento.
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categoria:4° capitolo - libro
domenica, 29 ottobre 2006
INFINITA
 
 
Quando mi manchi,
si aprono le porte del cielo
e tutto diventa
uno spazio vuoto.
Ed io una parte
sospesa alle tue parole
che come farfalle
volano via, mentre
cerco di catturarle
perché di te rimanga
qualcosa.
Ma tu sei incolmabile,
per questo desisto
così ti chiamo,
come un lupo che
ulula alla luna.
Quando mi manchi
raccolgo le briciole
come fanno i piccioni
nelle piazze,
e di te mi nutro
sul sagrato delle
chiese smerciando
il sacro al profano.
Ma tu sei illimitata
per quelle che sono
le mie capacità
e così  per ultimo
ti vengo a cercare
illuso di trovarti…
perché in verità
sei sempre tu
che mi trovi
perso nel mondo.
 
 
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categoria:poesie d amore
domenica, 29 ottobre 2006
III° Frammento: L’ipnosi.
 
                        Passò una settimana da quella mattina e forse un'altra ancora, prima che io mettessi in pratica ciò che avevo letto così avidamente nel piccolo diario dalla copertina rossa.
Nel primo di questi tentativi, capitò esattamente quanto qui riportato. All’ora di pranzo di un lunedì, io e la Rossa di comune accordo, decidemmo, vista la bella giornata, di andare a prenderci qualcosa al bar sul belvedere della capitale.
Alla conclusione di un veloce spuntino, ritrovandoci seduti all’interno della macchina, stabilimmo di effettuare una prova di quanto avevo letto.
Prima che io inizi a raccontare, fatemi ammettere a distanza di anni, quanto immaturo e impreparato fossi a quel tempo.
Pensate, provai ad ipnotizzare la Rossa in pieno giorno, in un’automobile e con un passaggio di turisti così elevato che sembrava di essere in un formicaio a natale.
Chiunque avesse avuto un briciolo di buon senso, avrebbe dato per scontato il fallimento del tentativo, e quindi ci avrebbe rinunciato.
Nulla di più errato posso confidarvi ora, il buon senso non sempre ci aiuta, molte volte ci frena e ci fa sbagliare la battuta.
In quell’occasione, l’essere da sempre un impulsivo mi aiutò, ora vi spiego come.
Per la Rossa sottoporsi a quel tentativo assumeva un significato completamente diverso dal mio, per lei era la sublimazione del suo egocentrismo, mentre per me, il tutto assomigliava ad un gioco affascinante e misterioso.
Appena fummo pronti, le chiesi di chiudere gli occhi e di concentrarsi su quello che da quel momento in poi avrei detto.
Diffidente ma propensa all’eseguire quell’esperimento, si collocò al mio fianco, mentre io pronunciavo con voce calma e suadente una serie di numeri, che avevano l’intento di condurla in uno stato ipnotico.
Di tanto in tanto, soffermandomi sulla numerazione in alcuni punti, le ricordavo di continuare a seguire la mia voce, convincendola di una sua temporanea stanchezza.
Passati sei o sette minuti dall’inizio dell’operazione, all’improvviso provai un profondo imbarazzo davanti a quel contesto dove la mia mente logica dava i primi segni di rifiuto, tuttavia tenendo duro riuscii a superare quell’impasse.
A quel punto provai a chiedere alla Rossa come stava, ma alla mia domanda lei non rispose, poggiata com’era allo schienale.
Immersa nei suoi capelli, sembrava tranquilla, molto tranquilla quasi dormisse.
Con calma allora riformulai quanto chiesto poco prima, ma anche a quella richiesta nessuna risposta venne.
Alquanto dubbioso e sfiduciato alzai il tono della voce, intimando alla ragazza di rispondermi, ma ancora una volta nessuna voce mi controbatté.
Davanti a quella situazione spiacevole credutomi preso in giro, deciso, la strinsi sul braccio cercando di procurargli del dolore, al fine di porre rimedio a quella stupida commedia, ma anche a questa soluzione la Rossa rimase irremovibile al suo posto.
Posso dirvi con certezza che quella presa avrebbe fatto male a chiunque, ma non alla Rossa la quale rimase ferma come la sfinge.
Davanti a quell’episodio iniziarono a susseguirsi in me contrastanti sensazioni, da una parte c’era il dubbio di quel che stava accadendo, dall’altra una leggera euforia per quel suo stato di pseudo catalessi.
La mancanza delle sue risposte non dimostrava niente ma gli evidenti segni d’insensibilità al dolore, quelli sì!
Dopo vari e ripetuti tentativi di dissuaderla dal continuare quella farsa, le dichiarai che se di lì a poco avesse continuato con quel suo stupido atteggiamento gli avrei sbottonato la camicetta in pieno pubblico.
So a cosa state pensando, ma in certe occasioni le soluzioni più semplici, anche se di dubbio gusto, possono ritenersi le più ottimali.
Così detto, allo scadere del tempo prestabilito iniziai a sbottonare scendendo d’asola in asola.
Al quarto pomellino dorato e alla vista del suo reggiseno e al sopraggiungere della mia vergogna, dovetti desistere.
Tra le tante sensazioni provate, la più manifesta e preponderante fu il dubbio sulla validità dell’esperimento.
Deciso ritornai sui miei passi iniziando il processo inverso a quella suggestione ipnotica.
Le mani e la fronte stranamente sudate erano l’evidente stato d’apprensione che avevo, ma questo non mi condizionò, così fermo e determinato continuai a fare come prescritto dal manuale.
Al termine della formulazione numerica, in un momento di silenzio, la Rossa rinvenne, chiedendomi il perché io non procedessi con quanto avevo detto.
A quel suo dire bloccato e stupito mi resi conto che lei non si era accorta di nulla.
Tanto e vero che alla mia domanda se per caso aveva sentito dolore da qualche parte del corpo mi rispose negativamente, poi aggiunse, perplessa come mai avesse la camicetta sbottonata.
 
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categoria:3° capitolo - libro
domenica, 29 ottobre 2006
IO E TE NEL DISEGNO DELLA VITA
 
Vorrei impastare con i colori
il tuo viso,
e disegnarti con scie luminose
affinché di lontano tu sia
creduta per chi ti vedrà
come l’alba
pronta a sorgere
per me che ti aspettavo.
 
Perché dal tuo profondo affiori
l’immagine che solo io
finora ho visto, quella parte
variopinta, ma nascosta
a chi può esser di te ladro.
 
Vorrei tu fossi una mia creazione
nata da me e da me portata alla luce.
Pronto poi a restituirti
ad ogni stagione
l’eternità
come il legame
che unisce il cielo alla terra.
 
Al nostro amore
basterà una soffitta,
una finestra, e il profumo dei colori
sulla tua pelle
… il sole, e quel sogno
che dividerò con te
nelle notti dove
il fuoco scalderà gli inverni.
 
Vorrei con i colori impastare
il tuo viso e disegnarti
sulle bianche tele
dei domani
perché tutto non abbia mai fine.
 
 
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categoria:poesie d amore
sabato, 28 ottobre 2006

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TI SCRIVO
 
Ti scrivo
aspettando il mio turno,
tra file di gente in attesa,
oggi è uno di quei giorni
che vorrei dirti qualcosa,
magari poggiato al tuo fianco
come un ombra sospesa.
Ti scrivo convinto
come avrei fatto da qualche tempo
se solo avessi avuto occasione,
in quel mio poco starti accanto.
Ma la paura di perderti
troppe volte mi ha costretto
ad avere conferme,
una paura che ti avvolge
in un silenzio senza fine
che nessuno può provare,
che nessuno può sentire,
mentre me ne sto come ora
ai confini del cuore.
Avrei dovuto dirti t’amo
come il leggero passaggio
che ha il vento sui rami,
avrei dovuto confondermi
in tutti quei giorni
che messi in fila
portavano a domani.
Ed invece sono qui
che ti scrivo confuso, distratto,
con gli occhi protesi nel vuoto
mentre cerco nuove parole
oltre i confini
restando in attesa
comunque t’amo
comunque il destino
appeso ad un filo,
a sua volta appeso ad un cielo.
Vorrei rimanessi
per sempre al mio fianco
ma questo dovrai deciderlo tu.
A me non rimane che scriverti
da dove la gente è in attesa
in uno di quei giorni
dove dovrei dirti qualcosa
magari poggiato al tuo fianco
come un ombra sospesa.
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categoria:poesie d amore
sabato, 28 ottobre 2006
I POETI
 
I poeti vanno fianco a fianco
con l’anima del mondo
alla ricerca del finito
per l’infinito.
Essi sono docili prede dei sentimenti
avvinti e sospinti,
mentre ignari
toccano il cielo con i pensieri.
I poeti sono i delicati petali
di un fiore che sboccia ad ogni stagione
depositato nelle pagine di diari e libri,
ed infine colto da chi va “oltre”
quel che vede e legge.
I poeti sono gli occhi
di chi cieco va distratto,
sono la differenza tra
la realtà e la verità,
il sunto di quel che è la vita.
Essi camminano
in punta dei piedi,
ma trafiggono i cuori,
mentre svegliano le coscienze,
perché non ne possono fare a meno,
toccati essi stessi
da un volere…divino.
I poeti sono innamorati
e resi schiavi da storie
che vanno oltre la ragione
puniti e poi elevati,
da quella che tutti chiamano…passione.
In verità i poeti
andrebbero bruciati
perché dispensatori
d’incaute illusioni
che mai provarono…
ma che poi scrissero.
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categoria:riflessioni, poesie sulla vita
sabato, 28 ottobre 2006
                     IO PER TE                        
Io per te dimenticherò guardando le stelle e il mare,
io per te rinuncerò aspettando giorni migliori.
Io per te asciugherò lacrime, perché torni il sereno
dopo le piogge e i temporali.
Scalderò il tuo corpo quando avrai freddo,
rallegrando il tuo umore quando sarai triste,
crederò alle parole e vincerò i problemi,
cambierò tornando perché tutto sia di nuovo importante,
ti sveglierò per vestirti, e ti addormenterò per spogliarti.
Perché sarai notte e giorno.
Perché sarai oggi e domani.
Luce e calore, emozione e pentimento.
Io per te mi bagnerò perché sudato,
io per te riderò e soffrirò nel silenzio e nell'allegria.
Girando e correndo come impazzito e ubriaco.
Non avrò altri sogni, non avrò altri amori.
Se tu non sarai quel sogno.
Se tu non sarai quell'amore.
Io per te avrò coraggio, io piangerò, mi illuderò
perché tu sia fantasia e libertà.
Io per te mentirò, perdendomi e ritrovandomi, in altri
luoghi, in altre strade.
Sarò musica per le sere piene di pensieri,
sarò silenzio per i giorni in cui mancherai.
Io per te sarò il tempo.
Io per te sarò un vecchio amico, un nuovo gioco.
Inventerò situazioni perché tu vinca le paure e le tensioni
non avrò pensieri, non avrò domani
se tu non sarai in quei pensieri.
Se tu non sarai in quei domani.
Io per te convincerò il mio cuore
annullerò i miei ricordi.
Io per te nascerò di nuovo per morire quando tu vorrai.
Sarò la sabbia del mare,
sarò il vento dell'estate,
sarò il perdono e il peccato,
nelle notti che ci sentono e ci sorprendono.
Io per te sarò amore infinito,
come il cielo, il mare, il paradiso, perché tu sappia
che non avrò confini.
Io per te pagherò il prezzo del mio amore,
quando tu non ci sarai più,
quando io non sarò capace di farti restare
di farti rimanere.
Quel giorno credimi ti seguirò ovunque andrai,
perchè . . .Io per te sarò ombra quel giorno e per sempre
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categoria:poesie d amore
venerdì, 27 ottobre 2006
C'È'                                             
Passavano i minuti, le ore, e tutto si perdeva nel vuoto,
bruciato dal camino, che ardeva tutto ciò che non serviva.
Poi di nuovo silenzio in quegli attimi suggellati da carezze
e baci, di mani e bocche che andavano oltre.
Alla luce della luna, per la prima volta ti vidi disinibita
e senza paura, libera da complessi e da peccati.
Eri una farfalla piena di colori, in un volo oltre il confine
in un viaggio verso il pianeta amore.
Ti accarezzai come non avevo mai fatto mentre in piedi
ad uno ad uno, ti togliesti i tuoi vestiti, lasciandomi
senza fiato.
In una frase racchiudesti il tuo desiderio, e in una
tua mano racchiudesti la mia.
In un attimo in noi si accese la luce dei sensi che
illuminando i nostri volti ci scopri in quella notte,
senza timori perché sicuri.
Ora tutto era dimenticato, i dissapori, i problemi, gli altri
la guerra, la droga, in quel momento era tutto accantonato
lasciato in disparte, per far parte al nostro amore.
Mi ricordo ancora che nel buio della notte, la tua ombra
sul muro della stanza, era falsata dalla mia che ti
cingeva la vita.
Distesi parlammo, con i pensieri, nel silenzio pensavi
e pensavi, cosa era successo, e so anche di una lacrima
che scese sul tuo viso, chissà se per gioia o commozione
amarezza, o felicità, una lacrima, che non andò lontano
perché asciugata, da un mio sorriso, nel mattino che
spuntava ancora per una volta, in quel ciclo dietro la
finestra.
Il sole ci sorprese stanchi, con gli occhi chiusi e scopri
con i suoi raggi i nostri corpi nudi, che senza vergogna,
giacevano inerti.
C'è una finestra, e oltre i suoi vetri, ancora la notte,
una notte, che da tempo, non da più domani.
C'è una stanza vuota e fredda, perché il cammino bruciò
tutto ciò che non serviva, mentre di lei, che non ne
potè mai bruciarne il ricordo, ne è rimasta l'esistenza
e la memoria.
C'è un poster in una stanza vuota e fredda, ci sono occhi
che ancora guardano oltre una finestra.
E poi ci sono anch'io, che con i miei pensieri le parlo
nel silenzio, un silenzio che dura da un'eternità.
C'è un poster, una stanza vuota, occhi che guardano
una finestra e io, ci siamo tutti manca solo ... lei.
postato da: provaacapire alle ore 18:57 | Permalink | commenti
categoria:poesie d amore