martedì, 30 gennaio 2007

Una sera tra le righe di una poesia con te son volato

dalla terra al cielo… ci alzammo e con le ali del cuore

fin sul tetto del mondo siamo stati.

Fu come intrecciare la mia anima alla tua anima

mentre il tempo faceva da spettatore…

lui che spesso divide…ci unì.

Dimenticarlo sarebbe come

rinnegare il desiderio di quelle parole

coltivate nel giardino delle stagioni

delle tue e delle mie primavere.

Qualcuno nel vederci volare si è meravigliato

di come si possa andare in alto

e noi di lassù, liberi nell’aria,

abbiamo profumato il mondo con

i nostri versi che qualcuno chiamò baci…

Ricordi anche tu?

Io lo ricordo ancora

per questo scrivo di noi

….noi piume al vento.

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categoria:poesie d amore
giovedì, 25 gennaio 2007

Sono passati solo tre mesi dall'inizio di quest'avventura di scrittore sul blog e credo sia anche terminata. Come il salire e lo scendere dai vagoni di un treno ho fatto la mia apparizione e in tanti (anche tu) mi siete passata/o accanto, sedendoti in un immaginario posto in un giorno per caso. E' stata un esperienza una di quelle che danno sempre qualcosa, perchè tutto nel viaggio della nostra vita è un susseguirsi di dare avere. Spero di aver dato nelle mie prose attimi di riflessione forse non è a caso il titolo Provaacapire.

                           Ora lascio queste poesie in consegna a queste pagine di vetro, così le chiamai in una mia prosa, credo di aver raccontato in esse un pò di me e di altri, compagni come voi di un viaggio nel profondo. Scrivo la mia ultima nell'attesa di un nostro eventuale incontro nel salire e scendere di altri treni, se casomai non fosse in questa vita nel vedervi nella prossima alle prime vostre parole statene certi mi Ricorderò di voi.

Con Affetto Enrico Carlostella

 

ENRICO

 

Qualcuno chiede di Enrico qualcuno dei pochi che lo ricorda ancora.

Un tempo si parlava di lui più spesso, ma lui ora non c'è.

In sere d'inverno sapeva ascoltarmi mentre in mano teneva fogli sgualciti, uno sciocco poeta scordato dal vento, una fragile foglia sospinta nel vuoto, una corteccia dove inciso è il destino.

Quando m'ha compreso scendendo per me in fondo al dolore

e con me è tornato senza voler esser ripagato credo di non aver capito,

io che gli altri avevo visto chieder in cambio qualcosa. Ma lui dagli altri differente è stato, me ne sono accorto quando da solo ha confessato al suo cuore gli errori commessi soffrendo in silenzio "solo così" mi disse "puoi dire di aver imparato". In quel momento son sicuro di averlo veramente conosciuto, in quel momento son sicuro di averlo veramente apprezzato. Qualcuno di tanto in tanto lo cerca in riva ad un mare o alle pendici di un monte, e li che sostava mentre cercava la vita. Ma invano tornano quelli che non lo hanno capito. Lui diceva " il momento che mi vivi   troverai al tuo fianco i miei pensieri perché come le ali veloci del vento sarai e sarò libero di vagare   hai confini del mondo.

Chissà se sei mai entrato in quel mondo, dove di tanto in tanto portava qualcuno! Forse è là, la casa che aveva tanto sognato, forse son là gli affetti che per giorni chiamò e che all'appello sono mancati. Cosa mancava al suo cuore per esser felice? Forse un sorriso donato per caso?    Forse l'aiuto un giorno improvviso? Forse l'amore che scrisse in mille poesie? Spesso tornava nei luoghi dove era stato bambino, volgendo lo sguardo nell'aria sperava in qualcosa.

Sembrava sperduto con accanto l'infanzia, sembrava più vero, con accanto se stesso..

Ma quando dai suoi amori non è stato capito, ha ceduto la ragione tenendo per sé l'amara verità della vita, un segreto di cui lui nelle sue poesie non ti ha mai parlato.

A preferito continuare ad amarti anche dopo il triste destino, senza dir niente. Qualcuno chiede di Enrico qualcuno dei pochi che lo ricorda ancora. Forse tu non lo sai, ma lui continuerà a tenerci per sempre nel suo cuore. Così come il giorno contiene le ore, così come la notte contiene la luna, così come nelle sue righe, c'è un pò di tutti voi.

 

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categoria:qualcosa di me, poesie d amore
mercoledì, 24 gennaio 2007

NAVIGANTI
 
Come una bottiglia nel mare vado,
contengo parole per il futuro.
Scritte su pergamena
lascio frasi ad altri
naviganti di un cielo capovolto,
specchio quest’ultimo di
speranza e di passione.
Di tanto in tanto annaspo
in vortici e correnti
senza però mai affondare,
sorretto dall'amore altrui.
Il mio nome a fondo pagina
poteva benissimo essere
anche il vostro,
voi che come me navigate
i mari della vita e non solo.
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categoria:qualcosa di me, poesie sulla vita, poesie spirituali
martedì, 23 gennaio 2007

 

Vorrei chiamarti

vorrei...ma poi...

preferisco rimanere

nel silenzio

di queste ombre

perchè ancora

non son capace

a camminare

sul tuo cuore di brace

che tutto infiamma

anche il vento lo dice

aspetta per esser forte

ma ancor mi dispiace...

Vorrei spiegarti

quello che dentro di me accade

ma qui c'è poca luce

mentre al tuo fianco

ce la stagione migliore...

tu la chiami...

io la chiamo...

Dove sei Amore!

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categoria:poesie d amore
domenica, 21 gennaio 2007
VII°Frammento: Lorenzo.                                                
 
                        Alle due di quella stessa notte… dopo aver fatto l’amore e conversato ci ritrovammo a discutere dell’ipnosi e dei nostri esperimenti.
Ridemmo per com’erano stati eseguiti, dimenticando anche il perché furono messi da parte. La Rossa mi prendeva in giro sostenendo che gli avevo promesso di andare a scoprire il suo passato di bambina e che invece nessuno di quegli impegni era stato mantenuto.
Toccato sul vivo da quel ridere, le feci notare che in quelle occasioni i risultati furono scadenti a causa della fretta e della poca atmosfera, dell’impreparazione, e del fatto che anche da parte sua c’era stata poca partecipazione.
In quella circostanza, io per un motivo e lei per un altro, guardandoci negli occhi, ci sfidammo.
Decisi, ci promettemmo di fare un ulteriore prova, considerandola l’ultima in caso negativo, così stabilito, la Rossa si sdraiò poggiando il capo sul cuscino.
 
 
 
                        Ricordo quella notte piovosa come fosse ora, rivedo la finestra che dava sul giardino, e le ombre andare e venire per via di un lampione fronte strada.
Ciò che rimane di quel passato è poco e niente, solo questi momenti. Il mio posto però è ora differente, io sono aldilà dei vetri bagnati come uno spettatore e guardo. Quasi fossi nella platea di teatro.
Tutto è così ancora vivo nella memoria, da sentire ancor oggi, a distanza di tempo, lo stesso scandire del lento avviarsi del mio conteggiare e del suo progressivo rilassamento.
Volevo andare “oltre”, desideravo scovare cosa c’era nel suo passato. Volevo impossessarmi dei suoi tesori nascosti.
Lei mi affermò che dentro teneva un segreto mai confidato a nessuno, così rimarchevole che se non era certa di un amore sincero, il tutto sarebbe rimasto nel profondo.
Finito l’intervento iniziale, tutto procedeva come previsto, la Rossa distesa dormiva nella più totale tranquillità, l’intera situazione era sotto controllo.
A quel punto, la mia voce formulò la prima interrogazione.
- Mi ascolti? - le chiesi con parlare calmo e delicato. – Percepisci la mia voce? –
Quelle azioni di chiamata, si ripeterono due, tre, quattro, cinque volte, ma nulla successe fino al momento in cui mi sembrò di avvertire qualcosa, forse un lamento.
Allora di nuovo le riformulai la domanda, ripetutamente, esortandola a rispondermi, ma nessun esito ebbe la mia richiesta, fino a quando l’attenzione fu spostata alle sue braccia, poste lungo i fianchi.
Improvvisamente s’irrigidirono, mentre le sue mani iniziarono dapprima a graffiare le lenzuola e poi a stringerle, poi le tirò inarcando il petto, come a voler prendere le forze dai polmoni stesi.
A quel vedere mi tornò in mente il ricordo di quanto successo l’ultima volta a casa del mio amico e cosi ebbi un tremore associato all’inizio di un violento temporale.
Nell’indecisione se smettere oppure no quell’esperimento le portai le mani al viso per sincerarmi che non perdesse sangue, poi tentai di calmarla, pregandola di stare tranquilla.
Incurvando di nuovo il corpo e tenendosi piantata con le mani contro il materasso contrasse il viso, piegando poi il mento.
La bocca in quel preciso istante risucchiò il fiato dai polmoni fino a portarlo in superficie.
In quel momento sotto un turbinio di pioggia e il fragore di un tuono, mi chiese - Chi sei? - Me lo domandò quasi non conoscendomi.  
Meravigliato per via di quell’insolita domanda, rimasi in silenzio, fino a che lei m’interrogò di nuovo, - Chi sei? -
Impietrito dallo sbalordimento risposi d’essere chi conosceva, ma questa mia affermazione non parve convincerla. Me n’accorsi dallo strano modo in cui mosse le sopracciglia, sollevate e dubbiose.
Allora fui io che le domandai chi fosse. A quella mia richiesta una voce affaticata e gutturale pronunciò sillabandolo un nome d’uomo a me sconosciuto. - Sono Lorenzo, - e poi di nuovo. - Sono Lorenzo. -
Nel ripresentarsi determinò in me, paura, gioia, curiosità, emozione, perplessità, timore, felicità come se in quell’introduzione ci fosse la scoperta di un nuovo pianeta nel sistema solare.
Nonostante la fatica, Lorenzo senza che nessuno glielo avesse chiesto, mi descrisse il luogo dove era come se una necessità lo spingesse a fare questo.
- Sono su di un balcone, e in braccio ho una bambina, ma non riesco a vederla. Entrambi, - mi disse - osserviamo il cielo. -
Nello spazio mi riferì di scrutare aeroplani passare allineati come in una parata acrobatica. - Transitano su di noi e la bambina tenuta in braccio è felice.-
Descriveva quel suo racconto come se tutto accadesse lì, in quel momento.
Poi pian piano la sua voce affievolì e a nulla valse il mio chiamare ripetuto, e a nulla poté la supplica a restare.
Nell’ andare via o per meglio dire all’interrompersi della voce, la Rossa si portò nuovamente con la schiena a contatto con il materasso, lasciando che le braccia e le mani perdessero la presa.
Tornò così, nella stessa posizione di partenza con i lineamenti del viso rilassati e non più contratti dallo sforzo, io da parte mia rimanendo poggiato su di un fianco continuai a guardare il suo volto e la sua bocca ancora per alcuni minuti fino a quando...
 
 
                        Preso da euforia per quanto era accaduto dovevo immediatamente raccontare il fatto alla Rossa. Presto detto la riportai con le dovute modalità ad uno stato normale assicurandomi che stesse bene.
Ogni volta che si risvegliava il tempo per lei non era mai passato, apparivo ai suoi occhi come un istante prima dell’esperimento.
Sembrava avesse un taglio nei suoi ricordi, niente di ciò che accadeva era memorizzato.
Alle sue continue richieste le presi le mani e poi le chiesi di credermi, mi sentivo stranamente imbarazzato a dover raccontare che avevo parlato con una voce di nome Lorenzo, e che quella voce usciva dalla sua bocca.
Quindi presi le dovute cautele non tanto perché avessi paura di una sua reazione emotiva, quanto per non esser preso in giro.
Nel riprendersi totalmente, iniziai a raccontarle ciò che avvenne. Con stupore la vidi tranquilla, non fece i soliti sorrisini ai quali era abituata. Avendo parlato genericamente di questa voce, mi chiese di dirle altro.
Appena pronunciai il nome Lorenzo associato al racconto, lei sbarrò gli occhi e tremante mi chiese altri particolari. Da parte mia sforzandomi di ricordare le snocciolai tutto per filo e per segno.
Al che, la Rossa guardandomi fissa mi pregò di smettere con quello scherzo.
Le parti improvvisamente si erano invertite, ora era lei che si credeva presa in giro.
Rimanendo seria e pensosa mi domandò come facevo a sapere quelle cose e come avevo notizia di Lorenzo.
Tra l’incredulo e l’indagatore le chiesi di quale Lorenzo parlava.
La Rossa tiratasi su e poggiatasi ai cuscini, nel fragore di un tuono mi raccontò che anche un suo zio, aveva lo stesso nome.
Fin qui nulla di particolare pensai dentro di me, il quale era stato aviere, anche questo non mi significò niente, ma appena lei mi elencò la terza informazione, come se qualcuno si fosse presentato alle mie spalle sobbalzai sul letto.
Quel Lorenzo di cui parlava, era morto, venti anni prima.
Nel sentire quella notizia la notte mi parve più buia del solito, mentre le pareti in un gioco d’ombre presero a vivere con la mia paura, un sentimento questo palpabile come un tessuto dalle spesse trame.
Poi aggiunse un particolare curioso.
La mamma della Rossa che a quel tempo era incinta, decise d’accordo con la famiglia di mettere in omaggio allo zio morto il suo nome al futuro nascituro.
Alla mia domanda sulla bambina che teneva in braccio, la Rossa rispose di non essere lei, ma sua sorella più grande di un anno.
Quella notte rimanemmo svegli e increduli di quanto successo, per paura, per l’eccitazione, per lo sgomento, si alternavano in noi queste emozioni come coriandoli in un carnevale. Tanto è vero che si fece mattino con gli occhi aperti.
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categoria:7° capitolo - libro
sabato, 20 gennaio 2007
Il Re ed Io.
 
Sento l’amore avvicinarsi,
anche se lontano nella strada me ne stò,
perché basta un solo pensiero
legato a quel supremo sentimento
che tutto il mio cammino
non è più fatica.
Nel cammino che ho percorso fino ad ora
o mio compagno di viaggio,
di un amore ho raccontato
a tutti quelli che esploravano
come me il proprio animo.
Ed oggi è a te che dirò
“C’era una ragazza che innamorata
con gli occhi del suo cuore,
dalla sua casa fuggì, in mattini freddi,
per scaldarsi ai piedi del suo Re.
Un Re che teso a prendere
non ebbe cura di quello che
il suo Dio gli offrì.
Così Lui fece festa con Lei
e per Lei imbandì tavole di parole
facendole credere che i tramonti
su di un quadro,
fossero uguali a quelli che stanno in cielo.
Ma nei domani di cui Lui parlò,
non venne mai nessun pittore
a dipingerne la tela, anzi
venne il tempo in cui il Re
perse il trono e la sua corona,
così gli abiti e gli onori,
riducendo quel Re a mendicare.
Ma Lei con gli occhi di chi ama,
continuò a stargli al fianco
senza farsene una pena.
Allora il Re rapito dal suo egoismo
mille volte partì in cerca
di un nuovo regno,
assicurando che il suo amore
voleva costruire,
ma i suoi castelli di sabbia
in riva al “Mare delle Illusioni” edificò.
Erano castelli dalle mura orlate,
dai ponti levatoi e dai cento passaggi segreti,
ma tutto ogni volta fu
dalle onde della vita spazzato via.
Lui allora come un bambino al suo
Dio chiese il perché?
- Perché non mi rispondi
quando affermo che l’amo?
E che son pronto finanche a morire
per Lei! -
In verità tutti sapevano
che preso dalla sua follia,
fu Lui che non udì voce e così risposta.
Per questo, partì
errante per il mondo, alla ricerca
di risposte.
Nel cuore di Lei
da quel momento
si formò un lago salato,
le cui acque non furono mai portate
alla luce, perché gli occhi
di giorno non piansero mai.
Abbandonato da tutto e da tutti,
quel Re si trovò perduto e dimenticato
tra le macerie di una vita
che non ebbe vincitori,
ma solo un uomo sconfitto.
Questo perché chi crede
che l’arroganza, la tentazione,
l’egoismo, siano alla base di un amore
e di quell’amore il proprio Re,
non sa, di quel Re
che dinanzi al suo Dio s’inginocchiò,
pronto a scontare per amore le sue pene.
- Straniero dov’è quel supremo sentimento
di cui tu parli? - 
- E’ là, di fronte a noi, amico mio.
Dietro ai monti costruiti da quel Re! -
- Ma tu chi sei?-
- Ora, soltanto un uomo! -
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categoria:poesie fantasiose
venerdì, 19 gennaio 2007

Amore mio
Sei un mio pensiero
Torni e ti posi
Dove fa ombra il cuore.

 

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categoria:poesie d amore
domenica, 14 gennaio 2007
                                       L’ATTESA                                         
 
C’è un tempo chiamato Attesa,
assomiglia al vento.
Qualcuno mi ha parlato
che ogni giorno c’è un’attesa,
come ogni giorno c’è un lamento.
C’è l’attesa per la vita,
per la morte,
e per i dadi
che il destino tira per ogni sorte.
L’attesa è un tempo
che non sai mai quanto dura.
E’una vigliacca luna
che non arriva,
e così ti lascia solo,
nel buio della notte,
con quello che non sai.
E’ così che ho atteso
i miei anni migliori, per poi…
voler tornare ai precedenti
E’ così che ho atteso…
per lasciare alle mie spalle
gli anni chiamati…
perdenti.
L’attesa è un peso che porti dentro.
Un lungo filo che s’intreccia alla storia di altri.
Un discorso lasciato poi in sospeso,
quasi fosse già parte della tua memoria.
Ora che sono qui, alle porte
del Dio del tempo,
in ginocchio chino il capo, poi
lo Invito..
e poi lo prego.. e poi di nuovo.. risento il vento.
 
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categoria:riflessioni, poesie d amore, poesie sulla vita
venerdì, 12 gennaio 2007

Keishia e Provaacapire

Infiniti Pensieri

I miei pensieri nei tuoi…scivolano…su di noi
i tuoi pensieri nei miei… ora volano… dove sai
forse è il tempo che si scolora
spargendosi nel profumo dell'avventura
sul perdurare dei ricordi affacciati ancora…
come vecchi che attendono... per qualche ora,
sui davanzali delle emozioni, nel cuore che dilaga
poi… come sempre chiedono di te
i sussurri del vento nel silenzio delle parole
sintomi che confluiscono nella promiscuità
divagazioni sulla vita che ora vorrei ti fluisse accanto
basterebbe un attimo, un veder nascosto, e anche io
tornerei a te, slegando quel filo interrotto dalle mie mani
clandestino battito di ciglia... e ritrovarmi, e ritrovarti…
chissà se anche tu... cerchi quel punto confuso nella notte
quando mille stelle aggrovigliate risplendono tra le tue dita,
palmo sul vetro tra spicchi di luna, visione distorta
che stinge l’ombra tua e i suoi contorni...
Dove sei?... Dimmi, dove sei?
Ora che ritiro i pensieri stesi sul mio mondo
prima di quell'umida alba che sarà
da qui io vorrei risponderti dove il tempo è fermo
dove le attese hanno da riposarsi la fatica
resto ad aspettare questo nuovo incontro
poggiato ai baci che mi desti nel dissenso del tuo capo
che diede luce a quel domani così prossimo a venire...
anche se poi non fu l'era che chiedemmo
io ti raggiungerò... nel solo tastare bramoso
di sogni ad occhi semichiusi e braccia tese
e ti avvolgerò incuranti dei brividi dell'amore
tra cortili variopinti di fiori ed echi di sorrisi
Sino a respirare... i tuoi battiti, stringendoti...
così farò alle tue mani prima di scivolare via
e ancora sarai la mia principessa scalza in fuga
nelle tue attese,…nei sogni distratti... Domani io sarò!
i tuoi desideri son sospiri che in altri sogni verran raccolti
i miei nei tuoi scivolano e volano,
su di noi,… dove sai
eterno passo lieve della malinconia
in cui saremo Ovunque avvolti.

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lunedì, 08 gennaio 2007

AMORI SENZA CONFINI
 
Ho-May il profumo dello zenzero
solleva la fatica del cuore,
mentre attraverso le montagne
color carta da zucchero.
Se non fosse per i tuoi occhi che mi
corrono incontro, mentre i fiori
di Pan s’aprono a volo di farfalla,
sono sicuro che desisterei dall’avanzar
nella tua ricerca.
Un lungo giro di stagioni oramai ci divide,
come il fiume Goghey taglia le sponde
di India e Cina.
Tutto questo assomiglia, quando ci penso,
a una folta distesa di giorni sparsi dal destino,
dove noi siamo ai margini,
esuli a raccontar l’uno dell’altro.
Ho-may il distacco in alcune sere
è come un dardo scoccato dalla Dea Maon
nel quinto sutra, incendia non solo il cielo,
ma anche l’anima coperta a riparo
dai soli brandelli
di quel che di te rimane in mente.
Quando questo sta per prendermi del tutto,
le canne di bambù suonate dal dio Visnù,
cacciano la tristezza per abbracciare
i rami dei mandorli già in fiore.
Segno questo, che presto
parleranno non solo i nostri pensieri,
ma anche i baci conservati
nella neve degli inverni.
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categoria:poesie d amore, racconto zen