
...Quel giorno andai tra le mura dell’Animus (così si chiamava il teatro della parola) con poche speranze in cuor mio di poter essere all’altezza di una possibile comprensione per quel dire, io che ero figlio di un piccolo artigiano.
I più erano disposti a schiera, circa 50 o 60 persone, prevalentemente giovani.
Si sedeva su teli di canapa, raffiguranti un sole a raggi.
Il Maestro era solito osservare il lento e silenzioso raggiungimento del proprio posto prima di prendere la parola.
Aspettava calmo finché fosse tutto pronto, poi con gli occhi protesi verso gli intervenuti così parlava.
- Non importa chi voi siate e quale sia il vostro passato, perchè non è mai tardi per conoscere e capire. Importante è non confondersi fra le nebbie dell’ignoranza, la dove è cieco anche colui che ha il dono della vista.-
Fui subito affascinato da quell’uomo, dal giusto peso, alto un po’ più della media.
Forse al mio vicino esagerai nel dirgli che nessun altro avevo sentito proferire come lui, ma qualcosa in me cambiò da quel giorno.
Alla fine degli incontri si usava contraccambiare unendosi di fronte al fuoco i cibi che ognuno portava per festeggiare un qualsiasi evento.
Avrei voluto avvicinare quel Maestro ma nella vergogna e nel timore della mia ignoranza decisi di rinunciare. Pensato ciò, voltai le spalle e mi diressi verso l’uscita.
- Saulo! – mi sentii chiamare. - Allontanarsi solo per paura di non essere capaci, ci rende vili di fronte a se stessi, ma soprattutto poco propensi dall’affrontare le responsabilità della vita, e quindi internamente diversi, quasi tu fossi meno degli altri. Non credi che il tuo Dio nel crearti ti diede le stesse possibilità del tuo vicino?-
Nel voltarmi fui sconcertato per quell’analisi avvenuta quasi io avessi parlato ad alta voce con il solo pensiero.
- Ho notato che non hai mai preso la parola, quasi ti mancasse la voce. Sei dunque tu muto? –
- No! – risposi come un lampo per paura che un altro tuono mi precedesse.-
- E allora, non sei venuto qua per conoscere l’animo umano! Non vuoi tu vincere il timore che frena la tua corsa verso il sapere?-.
- Si!- risposi annuendo con il capo.-
- Se è questo il volere che alberga nel tuo profondo, devi provare a chiedere qualcosa di più di un semplice “si“ e di un “no”. Saulo se nel silenzio nasconderai la tua vergogna, mentre altri viceversa faranno dell’arroganza la maschera della propria timidezza, sappi che sia nel primo che nel secondo caso si asseconda un proprio male, rendendo distorto il nostro essere. C’è un terzo caso che vorrei proporre alla tua attenzione, sempre che tu lo voglia ascoltare?-
- Maestro, ma io sono qui per questo!-
- Non serve a niente stare in un posto se i pensieri abitano altrove, come il conoscere delle parole se non se ne fanno frasi. Ricorda Saulo che se anch’io fossi il più bravo dei maestri a nulla servirebbe la mia bravura se l’allievo è assente.- A quel dire abbassai gli occhi. E così Lui continuò.
– La terza ipotesi consiste nel trovare riparo a quella che è una mancanza di coraggio, è inutile fuggire ogni qualvolta un pericolo sopraggiunge.
Bisogna prevenire e all’occasione affrontare, solo così si eviterà di soccombere nel gioco e nell’uso delle parole. Un Maestro non avrà merito se il discepolo si nasconde. Capiterà un giorno che qualcuno interrogando l’alunno, ne ascolterà la poca padronanza con il proprio spirito, e così dirà che l’insegnante era altrove.
Saulo, come una casa serve a chi ci abita, anche un allievo serve al suo maestro, non sarà di certo nascondendo le proprie lacune che il discepolo vivrà l’arte della conoscenza...
Ricorda Saulo, chiedere non è disonorevole, molto di più lo è fuggire.
(Il Maestro) di Enrico Carlostella