sabato, 30 agosto 2008

...Quel giorno andai tra le mura dell’Animus (così si chiamava il teatro della parola) con poche speranze in cuor mio di poter essere all’altezza di una possibile comprensione per quel dire, io che ero figlio di un piccolo artigiano.
I più erano disposti a schiera, circa 50 o 60 persone, prevalentemente giovani.
Si sedeva su teli di canapa, raffiguranti un sole a raggi.
Il Maestro era solito osservare il lento e silenzioso raggiungimento del proprio posto prima di prendere la parola.
Aspettava calmo finché fosse tutto pronto, poi con gli occhi protesi verso gli intervenuti così parlava.
- Non importa chi voi siate e quale sia il vostro passato, perchè non è mai tardi per conoscere e capire. Importante è non confondersi fra le nebbie dell’ignoranza, la dove è cieco anche colui che ha il dono della vista.-
Fui subito affascinato da quell’uomo, dal giusto peso, alto un po’ più della media.
Forse al mio vicino esagerai nel dirgli che nessun altro avevo sentito proferire come lui, ma qualcosa in me cambiò da quel giorno.
Alla fine degli incontri si usava contraccambiare unendosi di fronte al fuoco i cibi che ognuno portava per festeggiare un qualsiasi evento.
Avrei voluto avvicinare quel Maestro ma nella vergogna e nel timore della mia ignoranza decisi di rinunciare. Pensato ciò, voltai le spalle e mi diressi verso l’uscita.
- Saulo! – mi sentii chiamare. - Allontanarsi solo per paura di non essere capaci, ci rende vili di fronte a se stessi, ma soprattutto poco propensi dall’affrontare le responsabilità della vita, e quindi internamente diversi, quasi tu fossi meno degli altri. Non credi che il tuo Dio nel crearti ti diede le stesse possibilità del tuo vicino?-
Nel voltarmi fui sconcertato per quell’analisi avvenuta quasi io avessi parlato ad alta voce con il solo pensiero.
- Ho notato che non hai mai preso la parola, quasi ti mancasse la voce. Sei dunque tu muto? –
- No! – risposi come un lampo per paura che un altro tuono mi precedesse.-
- E allora, non sei venuto qua per conoscere l’animo umano! Non vuoi tu vincere il timore che frena la tua corsa verso il sapere?-.
- Si!- risposi annuendo con il capo.-
- Se è questo il volere che alberga nel tuo profondo, devi provare a chiedere qualcosa di più di un semplice “si“ e di un “no”. Saulo se nel silenzio nasconderai la tua vergogna, mentre altri viceversa faranno dell’arroganza la maschera della propria timidezza, sappi che sia nel primo che nel secondo caso si asseconda un proprio male, rendendo distorto il nostro essere. C’è un terzo caso che vorrei proporre alla tua attenzione, sempre che tu lo voglia ascoltare?-
- Maestro, ma io sono qui per questo!-
- Non serve a niente stare in un posto se i pensieri abitano altrove, come il conoscere delle parole se non se ne fanno frasi. Ricorda Saulo che se anch’io fossi il più bravo dei maestri a nulla servirebbe la mia bravura se l’allievo è assente.- A quel dire abbassai gli occhi. E così Lui continuò.
– La terza ipotesi consiste nel trovare riparo a quella che è una mancanza di coraggio, è inutile fuggire ogni qualvolta un pericolo sopraggiunge.
Bisogna prevenire e all’occasione affrontare, solo così si eviterà di soccombere nel gioco e nell’uso delle parole. Un Maestro non avrà merito se il discepolo si nasconde. Capiterà un giorno che qualcuno interrogando l’alunno, ne ascolterà la poca padronanza con il proprio spirito, e così dirà che l’insegnante era altrove.
Saulo, come una casa serve a chi ci abita, anche un allievo serve al suo maestro, non sarà di certo nascondendo le proprie lacune che il discepolo vivrà l’arte della conoscenza...
Ricorda Saulo, chiedere non è disonorevole, molto di più lo è fuggire.
                                                                                
(Il Maestro)                                     di Enrico Carlostella
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categoria:vita, poesie spirituali
venerdì, 29 agosto 2008

 

Chiudendo gli occhi
Mentre me ne sto tra i dubbi della vita
ascolto musica che lenisce il cuore...
Tra le luci di un giorno che spera.
Tra le ipotesi di un uomo
che nei suoi pensieri si aggira.
 
Ci sono davanzali dove m’affaccio
per scoprire in quale posto mi trovo,
mentre non so dove andare
stanco di dover ritentare
nella speranza di un ennesimo volo.
 
Poi ci sei tu...
 
Te che di tre quarti
posi per i miei occhi
quasi fossi un pittore...
ma io non ho altro che parole
che tu per me colori
tra le note che dal soffitto
arrivano in cielo.
 
Tu che hai le ali per quel mio prossimo volo.
 
Poggiati l’un contro l’altro
ci scopriamo soli
infiniti e persi...
malinconicamente veri
e convinti che
si può essere inconsapevolmente diversi
ma sinceri...
 
E’ cosi che nella dissolvenza
di due immagini
ci attraversiamo...
divenendo uno.
 
Ora... non ha più dubbi la mia vita,
m’accorgo che qualcosa a curato il mio cuore...
 
Ora nella musica ci sono parole
colori
il cielo
e il nostro volo.
 
Non c’è bisogno d’altro.
 
 
 
 
 
 
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categoria:amore, poesie d amore
mercoledì, 27 agosto 2008
Perdendomi e Ritrovandomi
 
Ti è mai capitato di vedere
l’Anima del mondo...
accade all’improvviso, mentre te ne stai seduto
su qualche gradino...
capita nell’inattesa e vaga idea di un pensiero...
 
Lei diviene formandosi negl’occhi della mente,
sollevata al cielo da mani lievi
e come fosse luna nella notte
s’apre alle nuvole facendosi luce.
 
Io lì ci sono stato,
ma non ho mai ben capito
se fosse lei ad esser venuta a me
o fossi stato io a trovarmi
oltre il confine che porta
nei sentieri della propria vita.
 
E stato così per diverse volte...
Ma poi ho imparato a volarci su
coscientemente,
mentre inseguivo
il magico mistero che
ancor oggi m’assale
senza recar danno ...
 
Io lì ogni tanto ci vivo
individuando i miei mali...
sostando agli angoli di sperduti soli,
aspettando un tempo creduto perso,
assorto nelle riflessioni di acque
da cui son partito, affondato,
e poi di nuovo battezzato...
 
Ti è mai capitato di vedere
l’Anima del mondo...
accade all’improvviso, mentre te ne stai seduto
su qualche gradino...
capita nell’inattesa e vaga idea di un pensiero...
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categoria:viaggi, vita, poesie sulla vita
sabato, 23 agosto 2008

 

GAGARIN (12 Aprile 1961)
Ora che sono tra le stelle
io che da bambino
le ho guardate da lontano...
Ora che sono nella parte alta dell’Infinito
e come un punto nel vuoto...
M’accorgo di esser giunto
nella pace dei pensieri
di chi mi ha creato...
Così vicino da diventarne parte integrante.
Così da ritrovarmi
nel punto giusto al momento giusto
dove si diradano le nebbie della vita
così da giungere all’Immenso.
 
Dio, com’è lontana la mia vita terrena
tra le volte celesti dello spazio...
eppur stranamente vicina
ora che sono avvolto da un misterioso in un abbraccio.
 
Dio, com’è piccola la mia esistenza
dinanzi allo spirito che diviene sostanza,
io che son partito con l’idea di giungere alla gloria
io che volevo un posto nella storia.
 
A distanza di anni confesso la mia paura
quando un conto alla rovescia
mi proiettò in un buio
dalle mille incognite...
fu un salto che solo
chi ha incoscienza o fede
può tentare
per quanto è dubbia la sua riuscita.
 
Ma solo uno alla meta potrà arrivare.
 
Ed ora che io non son più lassù
sperduto come a quel tempo,
riconosco la categoria di persone
cui appartenni.
 
Strano è ancor oggi il mio pensiero,
mentre con gli occhi chiusi
sono come allora,
quando all’improvviso mi accorsi
che in quel luogo
io v’ero già stato...
ancor prima di esservi partito.
 
Non saprei dirvi come e quando,
ma di una cosa ho certezza
come l'ebbi in quel momento...
è che Tu o mio Dio, sei sempre stato con me...
in ogni luogo e tempo.
Enrico Carlostella
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categoria:riflessioni, vita, poesie sulla vita, poesie spirituali
lunedì, 18 agosto 2008

 

Almeno una volta
 
Ridi per me come hai fatto ieri
mentre dalle tasche della vita
spendo attimi per averti accanto.
...E poi voltati nel tempo venuto
a conoscere  il nostro amore
noi che nel frattempo lo accendiamo
sulle guance come fosse un tramonto.
 
Ti ho conosciuto appena ieri,
ma sembrano cento gli anni
del mio starti accanto,
tu che come il vento mi sfiori
in un bacio che trattengo a stento.
 
Non illudermi ti prego,
mentre aspetto il domani,
non allontanarti dal mio cuore
tra le attese che tolgo
liberando le mie mani...
Dimmi che mi ami!
Dillo anche solo una volta
nello spazio che ci divide
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categoria:poesie d amore
mercoledì, 06 agosto 2008

 
L’ETERNITA’
 
Quando ti avrò al mio fianco
senza che tu debba andar via...
Quando ti sveglierai
e ti addormenterai
per condividere l’inverno e l’estate,
e salirai nei pensieri della mente
sostando per capirne di quei pensieri il perché...
Quando avrai la forza
di negarti per essere con me uno,
e cederai perché io ti possegga
pur non essendo prigione...
Quando con me tenterai costruendo
il cielo che ci farà da tetto
e mi offrirai il profumo del vento
nelle sere stellate che ci porteranno a domani,
e in quel domani avrai occhi solo per i miei occhi.
Potrò dimenticare ogni bellezza terrena
 nella convinzione di aver vissuto con te l’eternità
benché io fossi vivo.
 
Enrico Carlostella
Buone vacanze e a presto.
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categoria:amore
venerdì, 01 agosto 2008

 

Lettere apocrife

 

“Napoleone Bonaparte”

 

 

Mi chiamano ancora Generale, ma in realtà

solo la divisa tiene fede a questo titolo.

Il resto che di me rimane  è solo un uccello in volo

su di un territorio che non ha gabbia,

avendo come sbarre un mare circostante.

Sono divenuto un isola nell’isola, e a nulla valgono

le lettere che scrivo al nuovo stato della mia amata Francia.

Non credo giungano bel oltre il miglio nautico,

inabissate come le golette di Trafalgar quando

di ben altro disastro ebbi notizia.

Nato da un isola e su di un isola relegato,

siedo nel patio a rimirar il mare… io che per terra

credetti di poter conquistare il mondo.

Oggi una volta ancora sono incoronato da un tramonto,

mentre guardo schiere di onde infrangersi,

come fecero i miei soldati lungo i confini della Russia.

Dove sono le mie truppe conte di Las Cases*?

La prego, tenga a difesa i miei pensieri

dal male oscuro che m’invade,

che non indietreggino come a Waterloo,

… Ditemi cosa ne è stato del mio fedele Cabronne**

e del bianco destriero che gli regalai?

Ditemi il perché di questo silenzio

che non ha termine e la voglia che ho di uccidermi…

Rispondetemi a cosa serve questa mia agonia!

Avrei preferito esser pugnalato come Cesare

che rimaner a questa finestra,

mentre la vita prende nota

del mio delirio.

Forse qualcuno come Antonio

avrebbe declamato

le mie imprese.

...ma quì in questo desolato luogo

a cosa serve vivere!

A cosa serve vivere?  

 

 Sant’Elena, 12 Marzo 1805

* Il Conte di Las Cases scrisse il memoriale di Sant'Elena

** Fedele Generale ed eroe nella battaglia di Waterloo

 

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categoria:personaggi storici