martedì, 30 settembre 2008

Lettere di un detenuto 2

 

Questa poesia tende a spiegare le emozioni che si provano

durante le visite concesse (6 ore al mese) con i propri cari.

 

“PARTICOLARI”

 

Il tuo giaccone arancione, le tue Geox ai piedi,

il fascino sottile di una ruga all’angolo del volto.

le lenti a contatto nei tuoi occhi verdi,

la chiusura lampo chiusa fino al collo,

l’imperfezione del tuo dente che si accavalla

sul labbro inferiore della bocca.

Le tue parole tradotte in una lingua strana,

i tuoi capelli che hanno bisogno di cure,

le mani strette come se timorose di perder qualcosa.

Poi...

Un bacio innocente, una lacrima trasparente,

un passo nel futuro, uno sguardo oltre il muro.

Anche oggi, come sabato scorso, come quello prima,

identico a quello di un mese fa,

alla stessa maniera di un anno fa.

Ogni ora una perla, ogni ora una goccia.

Entrambe preziose, come il tuo volto

preso tra le mani.

I tuoi pantaloni stretti, i tuoi ricordi ammaccati,

il tempo che passa l’amore che resta.

La forza, il coraggio, le ombre nella mente,

il sole che rischiara il cuore, e un Dio tra tante parole.

L’anello al tuo dito, il tuo fiato sospeso,

l’attesa, il ritorno, la primavera alle porte.

Tutto ciò è una sequenza di particolari

che vanno veloci...mentre mi dici...

”ti aspetto, ...ora per sempre.

Poi...

Un bacio appassionato, una lacrima asciugata,

un passo nel futuro,...e il nostro sguardo oltre il muro.  

 

Enrico Carlostella

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categoria:amore, riflessioni, vita
lunedì, 29 settembre 2008

 

LETTERE DI UN DETENUTO

 

Ti ho scritto su fogli piccoli, grandi,

su pagine di quaderno, e in quei

pezzi di carta ho disegnato, pregato,

avuto fiducia, riso, pianto

e come fossero aquiloni

nel cielo di casa li ho spediti.

C’erano parole, sogni, e richieste

di perdono. C’era il tempo in ogni forma,

c’eri tu, vi ero anch’io.

Noi abbracciati, noi distanti,

come due eterni passeggeri

nell’attesa di un treno

che sembra non arrivare mai.

Su quei fogli ho meditato, ho costruito,

incollando pezzi di me sofferenti.

A quelle frasi mi sono aggrappato

risalendo la corrente,

ma tante cose si son perse

nei fogli che ho strappato.

Perché ancora non avevo capito,

dove qualcosa di me

era ancora sbagliato.

Ti ho scritto parole dove spiegavo,

parole dove mi annodavo,

parole dove alla vita pensavo

e poi ripensavo.

Lettere dove ti do chiesto, risposto,

cercando la luce che potesse

dare la pace….

Ho consumato l’inchiostro

nero della notte,

ho consunto pagine

girandole e rileggendole più volte,

logorando i miei passi alla tua ricerca

era la mia ricerca per questa nuova vita…

Ora che quelle lettere

sono poggiate, dove le posso vedere…

le guardo pensando hai tuoi abbracci

di allora descritti in labbra stampate…

rossetto che segna

indelebile la nostra storia…

Ora le leggo assorto

mentre tu mi guardi,

questo mi fa capire,

che son tornato…

amore da questo lungo viaggio

son tornato.

 

 

 

Enrico Carlostella

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categoria:vita, poesie sulla vita
sabato, 27 settembre 2008

 

Potessi consolare il mio Dio

delle sofferenze ricevute,

lo calerei dalla croce dove fu posto

per adagiarlo all’ombra

dei miei fragili sentimenti umani…

Fossi capace lo conforterei del Suo operato,

sostituito al tempo da stolti per altri stolti

con monete che nel futuro

mai comprarono nessun cuore…

Se solo avessi modo, porterei le Sue braccia

al mio collo per affermare quanto

di giusto era nella Sua parola

offerta a me come a te

ogni volta in cui ne sentiremo

non solo il bisogno, ma anche il desiderio.  

Enrico Carlostella

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categoria:poesie spirituali
venerdì, 26 settembre 2008

Alla presenza di Dio

 

Nella trasparenza della felicità

giungo dove le cime hanno il bagliore

dell’immortale tempo,

vette destinate a chi porge il cuore al cielo…

 

Nulla pare possa scalfirmi,

mentre girando su me stesso

sorrido all’anima del mondo

stesa a mirar la Luce a me vicina.

ENRICO CARLOSTELLA

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categoria:poesie spirituali
martedì, 23 settembre 2008
ALLORA ANCHE TU…
 
 
Passano i miei anni
nello spazio veloce
di un bacio
dato ai bordi
di un letto
dove ancora
non c’è riposo
 
Passano i miei anni
tra cuscini e
lenzuoli fuori posto,
proprio dove
c’è la ricerca
di qualcosa
che ho appena
intravisto.
 
Nel calendario
dei miei eventi
il tuo viso
ha preso il posto
dei mesi,
dei giorni,
ora degli anni
in questa
mia scomposta esistenza.
 
Sei tra le righe
del tempo,
mentre cerco
di spiegare
la tua presenza,
la tua importanza,
a chi un giorno
ti leggerà
in questa poesia.
 
Allora anche tu…
come loro,
tornerai ad oggi
ed io,
hai miei anni trascorsi.
Passati veloci
nello spazio
di un bacio
dato al bordo
del tuo letto.
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categoria:amore, poesie d amore
lunedì, 22 settembre 2008

IL GIARDINO

 

Qualcuno nella notte piantò

un seme nel giardino di un uomo

lasciando che al suo risveglio

fosse lui ad occuparsi

di quella crescita.

 

Ma un vento dispettoso

nato appositamente con

lo sbocciare di quell’evento,

seppur fosse di poco conto,

piegò al suo volere

le prime foglie appena nate.

 

L’uomo non dette molta importanza

a quel vento e non la diede neppure

a quel che gli era stato donato

tant’è che incurante di quell’accaduto

lasciò al caso la crescita di quel germoglio.

 

Fu così che per varie volte

nella successione delle stagioni

la circostanza si ripropose

distruggendo quel poco che l’uomo aveva fatto.

 

Benché altri si presentarono per aiutarlo

nessuno fu mai in grado di portar

la protezione necessaria per quella crescita,

questo perché solo chi ne era possessore

disponeva di quella facoltà,  

così come di entrare in quel giardino

luogo che lo stesso custode

dopo del tempo chiuse.

 

Passarono le stagioni

ma nulla cambiò

finché ne giunse una dal caldo così torrido

che seccò la linfa di quelle già deboli radici,

appassendo i pochi steli appena protesi.

 

Ma neanche quella disgrazia distolse

il padrone di quel luogo

impegnato come era in altre faccende.

 

Molti lo videro innalzare il suo ego,

accrescere molteplici passioni,

pronto a fortificare i propri beni.

 

Nonostante gli evidenti danni

causati dalla sua incuria

pensò che prima o poi l’acqua del cielo

avrebbe provveduto alle sue mancanze,

ma quando questa venne

non avendo messo nessun contenitore per conservarla

così come scese, passò in fretta,

dissipata come lo sono i denari non guadagnati

con la propria fatica.

 

Questo causò alla pianta danni tali

che fu ridotta in fin di vita,

tanto che lo stesso giardino

venne anch’esso meno al suo rigogliar.      

 

Anche gli alberi si fecero spogli

e i fiori persero avvizzendo i colori.

Così fu per i frutti,

caduti in terra perché non colti.

 

L’uomo oramai posseduto e in balia

del vento divenuto nel frattempo impetuoso,

abbandonò del tutto la custodia

di quel che gli fu affidato all’inizio dei propri giorni.

 

Corrotto da altre passioni,

divenute oramai tormenti,

era in preda di sofferenze e dispiaceri

di cui lui stesso ora ne prendeva coscienza.

 

Fu così che in breve

rovi e spine presero di quel giardino ogni spazio

causando l’impoverimento della stessa terra.

Anche la piccola pianta incolta

in poco tempo sparì sotto l’immensa coltre,

avvolta da ogni tipo di sterpaglia,

il che causò la perdita della luce del sole

e di conseguenza l’esaurimento di chi

abbandonato è al proprio destino.

 

Così giunse di nuovo la notte

e l’uomo si ritrovò da solo

come quando nacque.

 

A vederlo sembrava assomigliare a quel giardino

e che la pianta fosse ad un tratto la sua anima  

la stessa che tante volte gli chiese aiuto.

 

Si racconta che un giorno

fu lui a chiederlo  e lo fece al vero proprietario

di quel che un tempo era un paradiso

ricolmo di ogni fiore e frutto.

 

Lo chiese con il cuore in mano

e con le lacrime agl’occhi

chinando il capo proprio verso

dove era stata seminata quella pianta.

 

Qualcuno narra che allo scendere di quelle lacrime

qualcosa accadde, ma non starò

qui a dilungarmi oltre,... provate ad immaginarlo,

come se voi stessi foste di fronte a quell’uomo.

 

Posso solo dirvi che ora

vende i frutti di quel che ha creato,

...ora che i rami di quella pianta

divenuti albero toccano il cielo.

 

 

Enrico Carlostella

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categoria:riflessioni, vita, racconto zen, poesie sulla vita, poesie spirituali
mercoledì, 17 settembre 2008

LA NUOVA VITA

Dimmi del sorgere del sole
e di quello che si nasconde in un seme
e di questa mia nuova nascita interiore...
 
Dillo nel silenzio che tocca i cuori...
poi lasciami riascoltare il tuo dire,
mentre la vita s’affaccia
come da un balcone al di fuori.
 
 
In me c’è meraviglia,
quella dei bambini
che salgono tra le nuvole,
gli stessi che hanno il tuo passo al fianco
e che scuotono il capo in un sorriso.
 
In me c’è lo stupore
di chi scopre solo ora
cosa significhi la parola amore,
lo stesso che tento di ricambiare,
mentre tu mi guardi
alternando la maestosità del cielo
alla profondità del mare.
Enrico Carlostella
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categoria:vita, poesie sulla vita
lunedì, 15 settembre 2008
IN TUO RICORDO
 
 
Ho conosciuto
il tuo volto
in un giorno mite.
Un volto
che solo tu potevi avere.
Allora, erano giorni lontani,
allora eri ancora
sulle strade della vita,
proprio dove ancora
non c’è pensiero per
quel che è oggi.
…allora si parlava
d’altro.
Anche coloro che ora
son qui ti hanno conosciuto
a quel modo,
perché nel tuo fare
c’era una forma gentile
che possono avere
solo coloro che…
parlano non con la bocca,
ma con il cuore.
Lo testimonia
il loro presenziare
e tu lo so…
ci avresti accolti
anche oggi con un sorriso,
quello che sapeva aprire
porte chiuse, quello
che paragonato al nostro,
era un sole che avrebbe
sciolto ogni neve, ogni dolore.
Sappi che quel sorriso
continuerà ad accompagnarci
guidandoci per essere migliori.
Ho conosciuto il tuo volto
un giorno che tutto
mi sembrò diverso
da come mi avevano
fino ad allora
raccontato del mondo.
 
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sabato, 13 settembre 2008
OGGI
 
L’aria e il cielo
il volteggiar di noi
e lo spazio che gira...
Tutto è un vorticoso danzar
tra gli alberi e la campagna
quasi fosse un sogno
che insieme coloriamo...
Trafitto, colpito,
d’amor inebriato
colto e nel vaso nel tuo cuore
poggiato...
ti amo
t’adoro
come un filo d’erba
cullato e nel vento perduto.
C’è musica oggi
in ogni dove...
C’è amore
tra le spighe del grano...
nei tuoi capelli
nello sfiorar delle mani
chiudi gli occhi
perché non sia mai domani.
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categoria:amore, poesie d amore
mercoledì, 10 settembre 2008
V E N T O
 
Non apparterrò a nessuna bandiera,
ma il cielo dove riposerò sarà anche il tuo.
Non sarò proprietà di nessuna nazione,
ma la terra dove abiterò sarà anche la  tua casa.
Non farò parte di nessun coro,
ma con te canterò la libertà.
Non sarò di nessun credo
per sedermi al fianco di chiunque
abbia come me
il nome della pace nel cuore.
Non sarò socio di nessun boia
qualunque crimine tu abbia commesso.
Non sarò membro di nessun potere
perché quello che vedi è già nostro.
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categoria:riflessioni, vita