sabato, 28 febbraio 2009
INDIVISIBILI
 
Portami via con te
ovunque andrai.
Poco importa se raccolti
in una folata di vento
o nel desiderio di una mano.
E poi cantami nelle odi di un futuro
tracciandomi nella storia dei tuoi passi.
Insieme cercheremo
il coraggio e la trasparenza
al fine di evaporar la gelosia,
vestiti di bianco e porpora.
Saremo sognati e sognatori
di cieli e terre
quali ultimo approdo.
Nostro sia l’eterno,
nell’abbraccio che tiene,
nella forza che sostiene,
tra le parole che danno voce
nel tuo respiro che da pace.
Portami via con te
ovunque andrai.
Preparati
ho fasci di giorni
e sorrisi lucenti
come granelli di zucchero.
Ho danze
e l’accoglienza
di chi è qui solo per te.
In dono porto la mia vita
e la speranza di chi non ha
più nulla da perdere.
Insieme saremo il tutto.
Incorporei al dolore
e fugaci al male.
Uniti e indivisibili
ad ogni stagione
che verrà.
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giovedì, 26 febbraio 2009

Tempo senza tempo

Rapiscimi

e poi difendimi.

Tienimi

e poi consolami.

Proteggimi

e poi salvami.

Amami

e poi addormentami.

Sognami

e poi dimmi

che nessuno

potrà mai dividerci.

Questo faremo

l’un per l’altro

in ogni giorno

che per noi farà luce.

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categoria:poesia, poesie d amore
mercoledì, 25 febbraio 2009

Primi Amori

Al terzo banco

sulla mia destra

proprio sotto

gli scuri

ci sei tu.

 

Un baco

che presto

qualcuno dice

si trasformerà in farfalla.

 

Lo si intravede

nella trasparenza

della tua camicetta

dovei seni

assomigliano a frutti

floridi e ricchi.

 

Anche oggi

sei lì che leggi Joyce,

circondata

da quel fascio di sole

che sembra baciarti.

 

E lo mormori

riga dopo riga

tra le labbra

quasi fossi

in una preghiera

per il tuo Dio.

 

Stento

a non fissarti,

mentre sfioro

il profumo

del tuo voltar pagina.

 

Di certo provo

per te qualcosa,

ma la ragione

non ha risposta

mentre nell’aria

ora sospingo

nuvole.

 

Al terzo banco

sulla mia destra

accanto al tuo leggere

siede il tempo …

Ah, sei fossi anche

solo uno di quei minuti!

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categoria:poesia, amore, amare
martedì, 24 febbraio 2009

IL TUO NOME

Il tuo nome

è un incisione

che passa

dalla carne

all’anima

e trafigge.

 

Mi sfugge

e oltre le labbra

ti brama.

Incoraggia

propone

seduce

compone.

 

Il tuo nome

m’accende

sorprende

e nel richiamo

oltre mi sospinge.

 

Eppure l’ho odiato

per quanto ora lo ami.

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categoria:poesia, amore
lunedì, 23 febbraio 2009

XXIII° Frammento: L’eredità.

 

                        - Sai Kim, non troveremo mai Florence, lui ci ha condotti qui per raccontarci con l’aiuto del silenzio la sua ultima storia, la più importante. E ora che noi siamo al cospetto di questo bosco, di questo fiume, come allievi, ai quali in dono è data la sua eredità, non possiamo fermarci.

Camminando per questo tratto di strada nella sua ricerca, lui come un’ombra ci ha accompagnato spiegandoci la vita, come se essa fosse un corso d’acqua che non si può trattenere o fermare, perché il suo approdo ultimo, sarà sempre e comunque il mare.

Kim, Florence ci ha preso per mano aprendo i nostri occhi davanti alle risposte che noi credevamo non visibili.

La verità di quelle risposte è qui amico mio, esse sono in ogni luogo davanti a noi, riconoscibili da sempre, per chi osserva con altri occhi.

Le insidie dei rovi e il superamento delle rocce, servono a chiunque abbia voglia e desiderio di quella crescita spirituale che va oltre il corpo e la mente.

Kim, noi siamo cresciuti in funzione del nostro piccolo ragionare, vediamo solo la parte esteriore di quel che esiste, nascondendoci da soli il suo prezioso interno. Per troppo tempo siamo stati abituati dai nostri sensi a nutrirci di un aspetto apparente e ora che siamo qui al confine di questo mondo con la possibilità di varcarlo, tu mi chiedi di lasciar stare e di tornare indietro.

No, amico mio anche se la vita ci mette a dura prova, su per le salite dai lunghi pendii e le tentazioni di facili strade in discesa, voglio andare avanti tra le spine e rovi dove si colgono solo piccole felicità. Io non tornerò indietro e se anche il tempo sarà inclemente per gli audaci e se anche mi ghiacciasse le mani e il cuore, nell’attesa di traguardi cosi lontani a venire, io vado avanti.

La vita ha tante strade e tutte diverse tra loro, ma una sola è la nostra, tocca saperla avvistare, mentre si va, se si vuole conoscere la Verità suprema.

Florence ci ha condotti qua, per spiegarci questo.

Io non voglio trattenermi ancora a lungo, anche perché non potrei, l’ho capito dallo scavalcare del fiume su alcune rocce.

Il quel corso d’acqua, mi son ritrovato.

Avevo un dubbio su quale sarebbe stato il corso della mia vita, ora lo sò.

La sicurezza me l’ha donata questo fiume, che scorre deciso, incurante d’altre scorciatoie. Ora, anche io, come quella spuma bianca che ha appena superato quelle rocce, tornerò a seguire la strada, Kim sento che questa è quella giusta.

 

 

 

                        - Ti stai domandando della tua volontà, e di quel che fino ad oggi la tua mente ha lasciato che tu credessi un elemento dei tuoi sacrifici, degli sforzi effettuati, e mi chiedi di spiegarti. Sei sicuro di voler sapere? Credi di esser in grado di poter capire? 

La volontà è solamente una giustificazione che la ragione ha dato a questo meccanismo ciclico qual è la vita e la catena che ci allontana dal muro a cui siamo legati. Con lei passeggiamo persuasi di esser liberi dal giogo, e se qualcuno ti afferma che corre per mezzo di quelle che lui chiama le sue decisioni è solo perché in sintonia con la strada che doveva in ogni caso percorrere.

Il destino è una strada che porta da un punto di partenza ad uno d’arrivo, quella strada non la puoi cambiare, la scelta sta solamente nel modo come percorrerla.

 

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categoria:23° capitolo - libro
domenica, 22 febbraio 2009

MUSA

Ti muovevi flessuosa come un giunco

quasi il vento ti soffiasse sui fianchi.

Ti muovevi ad ogni suo respiro

ed io tra di voi assomigliavo ad un intruso

che guarda il dimenarsi della vita.

 

Mi chiedesti come nasce una poesia

e quante muse avessi avuto...

Non saprei dirti risposi, forse

una poesia nasce come

è nata questa...nell’immediato

sussurro che quello stesso vento

canta complice il destino...

 

Germoglia all’improvviso

tra gli sguardi di chi parla

nel silenzio di chi si sfoglia,

di chi vede ad occhi chiusi,

di chi si sfiora in movimenti

a volte imprecisi...

 

Tu oggi sei la mia musa,

tra le ore passeggere che

ci emozionano.

 Tra le trame

di storie che ci avvolgono,

nelle mani che ci sostengono.

 

Ma questo talvolta

di persona non verrà mai detto,

perché si è timorosi di una negazione

impauriti dalla finzione…

o perché si ha spaventati da una fine.

 

Così, come venisti nel vento

lo stesso via ti portò,

 soffiandoti sul collo

geloso delle mie attenzioni.

 

Ed è per questo che di te cantai…

su fogli che ancora mantengono

quel che il mio cuore non ha saputo.

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categoria:amore
mercoledì, 18 febbraio 2009

AL MIO SIGNORE

 

Ora che so ascoltarti, come fanno le fronde dei rami al passaggio del vento,

ho imparato raccogliere i Tuoi profumi e quelli del cielo riuscendo a distinguerti ovunque.

Tu sei l’opportunità, la via, il mio equilibrio e giungi serbandomi ali di pensieri,

Te che per me volgi lo sguardo al giorno mentre lo vesti a sera.

 

Ora che so vederti ,mentre rendi meraviglia ad ogni passo,

scopro l’immenso nel Tuo fluire che si spande come un fiume in piena.

Tu sei l’integrità, la fedeltà, il mio vivere sereno e  vieni ad ogni richiamo,

Te che componi musiche udibili solo da chi è amato.

 

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categoria:poesia, poesie spirituali
mercoledì, 18 febbraio 2009

XXII° Frammento: Alla ricerca del maestro.

 

                        Fatto sta che quella domenica mattina, gli consigliai un paesino arroccato su di una montagna con le case scavate nella roccia, un luogo affascinante e misterioso.

Appena gliene feci cenno e gliene dissi il nome, mi chiesero di andare con loro. Alla prima offerta rifiutai accennando a dei tristi ricordi che mi legavano a quel luogo.

Poi Kim nel sentire la telefonata mi pregò di andare, affermando che bisognava cambiare aria.

A quelle ripetute richieste, acconsentii.

In quel viaggio mi convinsi e raccontai di quei precedenti anni vissuti con la Rossa a contatto con la Voce. Volevo comunicare a loro ma soprattutto a me che non sempre quello che si mostrò ai miei occhi fu la realtà.

L’amore per la Rossa e le fantastiche storie della Voce, potevano benissimo essere illusioni o suggestioni. Raccontarlo a loro mi avrebbe fatto di certo bene.

 

 

 

                        Rientrare, in quel paese, con mia cugina, il fidanzato e Kim, fu come un ritorno nel passato.

Quella gita forse mi serviva. Mi poteva render chiara quella situazione, ritenuta dalla mente logica, del tutto assurda.

Fu così che durante il tragitto, raccontai, quello che voi in parte già sapevate.

Ricordo era una bella giornata d’aprile, per l’esattezza la domenica delle palme. La gente affluiva contenta per visitare quel piccolo mondo, un borgo dall’aria austera ma dal cuore pulsante, un luogo inalterato nel tempo.

- “Mi sembra esserci venuto appena lo scorso ieri!” - Commentai ai miei compagni di viaggio. – “Lo rivedo a distanza d’anni, ma nulla pare esser cambiato” -.

Nell’oltrepassare l’arco d’entrata, non nascondo che ripensai agli attimi trascorsi con la Rossa alla ricerca di Florence, e a come il selciato fa sotto le scarpe, lo stesso rumore di un tempo.

Terminata la salita, tra le due arcate in roccia, una piccola bottega posta sul lato sinistro, c’inoltrò sino alla piazza principale del paese.

Sulla destra trovammo la gradinata che portava all’entrata della chiesa, mentre di fianco le sedie delle streghe adornavano un piccolo slargo.

Nel mormorio della gente, mi domandai cosa facevo in quel posto.

Me lo domandai inerpicandomi con i pensieri in salite che non avrebbero mai portato a nulla, se non al ragionar della mente, un luogo frequentato dagli insoliti voli di chi si dona alla pura tecnica, abbandonando la meta degli impulsi affettivi.

Ostentavo a tutta quella gente la mia presenza, ma solo il corpo fisico si poggiava sui gradini della chiesa, quanto al resto, tutto si muoveva nell’alternanza di situazioni, mentre io aspettavo, ma cosa, ma chi? Poi... il treno del destino, come sempre puntuale, arrivò.

Lo vidi fermo accanto ad un uomo che raccontava minuziosamente a due turisti la storia di quel paese.

Narrava con precisione e accortezza la storia presente e passata di quel sito che pareva esserci nato.

Appena terminò la conversazione, avvicinandomi chiesi fermo e deciso. – Scusi, vista la sua conoscenza del luogo, per caso, ha mai sentito parlare, di un certo Florence o Fiorino, un cittadino non italiano? -

La sua risposta sembrava pronta da chissà quanto tempo, tenuta in serbo per la mia venuta.

Arrivò nella stazione della vita dove io attendevo, nel momento giusto, nel giorno giusto, proprio mentre una nuvola passava, scrutando se gli attimi e le persone erano tutte al loro posto.    

 - , mi rispose. Certo che lo conosco! -

Lui sapeva di Florence. Lo conosceva! Il maestro Florence esisteva.

Quel personaggio tutta ad un tratto non era più il frutto di una fantasia. All’improvviso, quell’astratto signore da me cercato come un ago in un pagliaio, si materializzava nella sua essenza.

Stentai a crederci. Poi ritornai in me.

Mi fu raccontato che era un tipo strano, dall’aria scontrosa.

Uno di poche parole. Una specie d’oratore per i ragazzi della vallata. Non era italiano, ma bensì olandese.

Non viveva lì, ma ci veniva in villeggiatura o nei fine settimana e il suo avere a che fare con i tessuti, derivava dal fatto che lui fosse un tappezziere.

Tutto concordava con quanto mi disse la Rossa in quella sera al locale. Poi ad un tratto pensai a quale giorno era, nel voltarmi gli occhi andarono dritti ad un balcone e lì vidi rose alle ringhiere. Allora e solo allora mi ricordai del tempo stabilito per quell’evento, e il perché del fiorire delle rose.

Solo in quell’istante mi capacitai della realtà oggettiva che diveniva improvvisamente verità. Feci questo, mentre gli sguardi dei miei amici si unirono al mio.

 

 

 

                        La settimana dopo ero presente sul luogo con Kim che con il grado d’accompagnatore si era offerto per andare alla ricerca del maestro.

Come indicato dall’uomo del racconto, scendemmo lungo le cascate del Monte Gelato, seguendo il corso dell’acqua che scorrendo formava poi il fiume.

Il maestro in quei luoghi amava raccontare storie e poi lasciava che gli intervenuti, perlopiù ragazzi s’incontrassero in temi inerenti alla vita.

Io, in quel tragitto me lo immaginai così:

                         - Non importa chi voi siete e quale sia il vostro passato, perchè non è mai tardi per conoscere e capire. Cercate solo di non confondervi fra le nebbie dell’ignoranza, la dove è cieco anche chi ha il dono della vista. -

M’affascinò subito quell’uomo, dal giusto peso, alto un po’ più della media.

Forse al mio vicino esagerai nel sostenere che nessun altro le mie orecchie avevano sentito parlare come lui. Qualcosa mi colpì fin da subito, un po’ come avrebbe fatto un raggio di sole che sbuca all’improvviso da dietro le nuvole scure della vita.

Era la terza volta che partecipavo, non sapevo perché ero lì, ma sentivo dentro il bisogno di entrare in quelle storie, mosso da un desiderio che andava “oltre” i sensi terreni.

Alla fine degli incontri, si usava contraccambiare unendoci di fronte al fuoco, i cibi che ognuno portava per festeggiare quei ritrovi.

Quella sera, avrei desiderato come le altre, scambiare delle parole con quel maestro. Purtroppo la vergogna della mia ignoranza, e la mancanza di coraggio, mi allontanò, da quell’intento. Fu così che voltai le spalle e andai, dirigendomi verso casa.

- Ei tu! - Mi sentii chiamare. - Sì, proprio tu! Allontanarsi solo per paura di non esser capace, ci rende vili di fronte a noi stessi, ma soprattutto poco disposti dall’affrontare le responsabilità della vita. Sei tu meno degli altri, o non credi che il tuo Dio nel crearti ti abbia dato le stesse possibilità del tuo vicino! -

Nel voltarmi rimasi impietrito e sconcertato per quell’analisi avvenuta a mia insaputa.

Sembrò che il mio pensiero fosse udibile.

 - Ho notato che non hai mai preso la parola durante il tragitto, quasi ti mancasse la voce. Sei dunque tu muto? -

- No! - Risposi come un lampo, per paura che un altro tuono mi precedesse.

- Sei venuto qua allora per conoscere l’animo umano, me ne compiaccio. Allora tu vuoi vincere il timore che frena la tua corsa verso il sapere? -

- Si! - Risposi annuendo con il capo. -

- Allora se è questo il volere che alberga nel tuo profondo, devi provare a chiedere qualcosa di più di un “sì“ e di un “no”.

Ragazzo se nel silenzio nasconderai la tua vergogna, mentre altri viceversa faranno dell’arroganza la maschera della propria timidezza, sappi che sia nel primo sia nel secondo caso si asseconda un proprio male, rendendo distorto il nostro essere.

Esisterebbe un terzo caso che vorrei proporre alla tua attenzione, sempre che tu desideri ascoltare. -

- Maestro, ma io sono qui per questo. -

- Non serve a niente stare in un posto, se i pensieri abitano altrove, come il conoscere delle parole se non se ne fanno frasi.

Ricorda ragazzo che se anche io fossi il più bravo dei maestri, a nulla servirebbe la mia bravura se un all’allievo è assente. - Poi continuò così dicendo.

- La terza ipotesi consiste nel trovare riparo a quella che è una mancanza di coraggio. E’ inutile fuggire, ogni qualvolta un pericolo sopraggiunge.

Bisogna prevenirlo e all’occasione affrontarlo, solo così eviterai di soccombere nel gioco e nell’uso delle parole.

Un Maestro non ha merito se il discepolo si nasconde. Capiterà sicuramente che un giorno qualcuno, interrogando l’alunno, n’ascolterà la poca padronanza con la materia, e così annuncerà che ...l’insegnante è stato altrove.

Ragazzo, come una casa serve a chi ci abita, anche un alunno serve al suo maestro, non sarà di certo nascondendo le proprie lacune che l’alunno vivrà l’arte del sapere.

Ricorda, chiedere non è disonorevole, molto di più lo è fuggire. -

 

 

 

                                                

 

                        Dopo aver costeggiato, gran parte del corso del fiume inerpicandoci fra rocce, e facendoci largo tra rovi e arbusti, fui esortato da Kim a sospendere più volte la ricerca di Florence.

Il motivo di tale richiesta fu perché infreddolito e stanco.         

Ebbi l’impressione per un attimo di ritrovarmi nuovamente nella stessa condizione in cui ero la settimana precedente, quando con mille pensieri riflettevo sulla veridicità di quanto andavo cercando.

Kim nell’invitarmi ad allontanarmi da quella via maestra, al fine di prendere una di quelle strade laterali, mi fece capire casualmente il perché del nostro cercare.

I sentieri di cui lui parlava altro non erano che false designazioni sulla vita.

Indicanti l’inneggiare al corpo e alla mente.

Quella sua richiesta e l’uscita improvvisa di un raggio di sole dalle fitte fronde dei rami, mi suggerì di rispondergli in questo modo.

 

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categoria:22° capitolo - libro
martedì, 17 febbraio 2009

XXI° Frammento: Il dopo Rossa.

 

                        Ho pensato molte volte, perché succedesse questo a me, e non ad altri. Una riflessione rimasta a lungo tempo costante, fino a quando non ho avuto la sfrontatezza di chiederlo direttamente a Lei, e così una notte rispondendomi disse;

 

 

 

                        - Hai mai provato a metterti su una distesa in un giorno di sole, lasciando che il vento, passi ad ascoltare il tuo cuore ferito?

Gli hai mai chiesto perché lo fa? Lo hai mai chiesto alla persona che ami, mentre ti bacia? Hai mai domandato il perché del suo amore o hai lasciato che ti curasse tra le sue braccia, come fa quel vento!

Nel bacio che hai ricevuto, nell’abbraccio che ti ha stretto, c’è qualcosa che gli occhi del corpo non possono vedere, la bocca assaporare, le mani toccare, sensazioni che le tue orecchie non potranno mai ascoltare, come la tua mente capire.

Lasciati andare a quel vento e non chiederti dove ti porterà, perché lui solo sa gonfiare le vele di soavi carezze che conducono a destinazioni che si possono solo provare e non afferrare.

Non chiederti mai di quel bacio, accettalo così com’è, nel bene e nel male delle sue intenzioni, poiché nel momento che tenterai di capire, come un aquilone ti sfuggirà dalle mani -.

 

 

 

                                                

 

 

                        Dopo che mi lasciai con la Rossa, la mia vita ebbe un grosso scossone.

Ricordo di aver vissuto da solo, un periodo durato un paio d’anni, dove l’amore e la crescita interiore cercarono di andare di pari passo, in un viaggio introspettivo, alla ricerca di un giusto equilibrio.

 

                        A quel tempo vivevo alla giornata e così per di sbarcare il lunario, mi presentai anche come cartomante in un’agenzia di servizi. In quel periodo c’era il boom di questi centri, dove a pagamento potevi tramite un cartomante o presunto tale, sapere il tuo destino.

Il mio intento fu quello di gestire situazioni amorose con la valutazione di un autodidatta psicologo.

Quello fu un periodo piuttosto pieno dal punto di vista dell’arricchimento interiore, ma molto gramo da quello economico. Per ammortizzare le spese, subaffittai una camera, ad un mio collega, un certo Leonardo, in arte Kim.

 

                                                

 

 

                        Tutto proseguì così, fin, quando una mattina di domenica, una mia giovane parente telefonò chiedendomi di indicargli una località dove andare a passare la festività.

Mi chiamò perché la settimana precedente ero stato ospite a casa sua, in una località di mare. In quell’occasione, ricordo che a lei e al suo fidanzato raccontai nel tempo che precedeva il pranzo, questa storia. Il motivo, a dichiarar il vero mi sfugge, forse si parlava d’amore.   

 

 

 

                                                  

                        “ Un giorno, un giovane ragazzo che stava su di un balcone a guardare la vastità della terra circostante, si accorse di un’anziana proveniente dalla campagna, la quale portava con se, due grosse ceste di frutta.

Il ragazzo che era d’animo nobile, a quel vedere, s’immedesimò a tal punto nella fatica della contadina che scese le scale e corse lungo il viale per andarle a dare aiuto.

Giunto al suo cospetto, il giovane prese da sotto il braccio della donna una delle due ceste, ma nel farlo vacillò tanto era il peso del canestro.

Nell’accadimento di quel fatto, in lui si formò un pensiero; com’è possibile?

Lei è una donna e io un uomo, lei è anziana e io sono giovane, lei tiene due ceste e io una sola, e per giunta lei proviene da un lungo cammino!

La donna a quel suo pensare così rispose.

- Figliolo, tu hai ragione, ma la mente in questi casi non può aiutare come solo la forza fisica delle tue braccia non può sollevare.  Io utilizzo un'altra forza, quella dell’amore, con quell’energia, la fatica viene meno, perchè l’amore lenisce, e tramite queste prove vince, dandomi la vitalità sufficiente per fare quello che tu vedi.

Ma questa verrebbe meno, se l’utilizzassi per il bieco egoismo. Domani allo spuntar del sole mio figlio si recherà con queste al mercato, ma non si metterà in strada come tutte le mattine alla solita ora perché io oggi ho raccolto queste al suo posto, ma non per vendere di più ma solo affinché lui riposi.

Sono stata tra i rami perché il suo vendere sia giusto, come tranquillo sia il suo cuore.

Ma se lui avrà altre intenzioni, renderà vano questo mio fare.

Al banco del mercato anche chi comprerà, riceverà pace per via di quella sua tranquillità.

In verità io non conoscerò mai quelle persone, ma la mia anima sa per certo, che questa pace arriverà anche tra le mura della loro casa.

Questo tempo, dedicato a mio figlio, è come un sasso gettato in uno stagno, il cui allargarsi in cerchi toccherà sponde dove andrò mai.

Al mio posto ci andrà un’invisibile forza chiamata amore”.

 

 

 

                         - Tutto quello che fai impregnato è d’impronte digitali invisibili, le quali determinano nell’oggetto che toccherai, nel pensiero che creerai, l’essenza veritiera[1], base incancellabile con la quale tu hai svolto o scelto, un’azione.

Questa può essere camuffata, da sottili apparenze, da chi ha secondi fini a quanti guardano, solo ed esclusivamente con gli occhi del mondo fisico.

Entrambi però rimarranno intrappolati nel buio dell’illusione mentale, anche se a prima vista sembrerà che i primi la facciano franca. 

Il comportamento concernente un pensiero, sarà in ogni caso valutato da un supervisore[2] che controlla la bilancia degli avvenimenti, il quale stabilisce a vostra insaputa il corso delle cose -.     

 

                        Quel racconto, forse voleva essere un modo come un altro per dimostrare l’inizio di quel mio nuovo cammino verso la consapevolezza, una maniera inconscia per dichiarare le mie intenzioni.

Io ero quel ragazzo, e la donna anziana, la Voce con le sue storie. Ora in quel nuovo tempo, apprendevo e sperimentavo sulla pelle quello che poi avrei raccontato in questo libro.



[1]  L’essenza veritiera è la base incancellabile generata dal pensiero con il quale si concepisce poi un’azione.

[2]  Il Supervisore è un’anima addetta al mantenimento di un equilibrio tra le forze energetiche terrene.

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categoria:21° capitolo - libro
martedì, 17 febbraio 2009
Per te
Se sapessi il luogo ove risiede il tempo
lo ammaestrerei per vestirti di giorni
tessendo le trame di quel nostro viverci
con fili di vento presi dal soffio di nuvole.
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categoria:poesia