venerdì, 29 maggio 2009
La nostra prima volta
Ti coprirò con lenzuoli di cielo
dichiarandoti il mio amore
e davanti alla penombra di una luna
chiamata a testimoniare a quell’unione,
disporrò che il tempo
da attimo sia eterno.
 
Sarà così che nell’abbraccio di fasci di luce
appariremo  come ombre danzanti
sospinti dalla prestanza dei nostri corpi,
e questo avverrà, mentre canterai per me le odi
di ogni amata trasportata al piacere.
 
In quel mentre sarai desiderio
per mani e bocca, nell’innalzamento
di quel che abbiamo cercato
scoprendo la vastità nel nostro piccolo.
 
T’addormenterò sotto stelle
a cui darò il tuo nome
e davanti al sorgere del giorno
ti condurrò di nuovo al mio sguardo,
come d’incanto.
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categoria:poesie d amore, poesie eros
domenica, 24 maggio 2009

XXIX° Frammento: La notte dei pentimenti

 

                        In quella notte a differenza di altre, mentre si dormiva, sentii qualcuno chiamarmi e per la prima volta vidi la Rossa parlare da sola nel sonno. La cosa mi stupì perché io non avevo compiuto nulla per indurla in quello che sembrava uno stato ipnotico.

 

 

 

L’epilogo

 

 

 

                        - Guarda il suo viso!

Guardalo attentamente, e poi sorvola i suoi occhi con i tuoi.

Prova a seguire il sogno che sta facendo, e poi controlla se in quel sogno ci sei anche tu.

Tocca la sua pelle, e sfiora l’incavo delle mani; e poi osserva se in ciò che contengono, ci sei ancora tu.

Se ne sei capace poi parla con il tuo egoismo, e chiedi quale ingiustizia tiene in se questo fiore, per non essere al primo posto nei tuoi banali pensieri.

Sei diventato come un vetro sporco, dove la luce non filtra più, assomigli ad un torbido pozzo, nel cui profondo non c’è posto per questa luna.

Oramai ti trascini come un cieco che a sua volta tira a fatica l’ombra di se.

Io ora son qui, per toglierti quello che tu non meriti, e il suo calore tra poco, sarà gelo, perchè il tuo fiato sia unico e solo.

Sia pentimento in questa stanza, e sia nel silenzio sveglio il tuo dolore, unito al pianto per quello che non sai amare -.

 

 

 

                        A quel dire, ogni intervento da parte mia divenne inutile. Lei come in un incubo, era già una forma senza vita.

Tentai di svegliarla, la supplicai di restare, ma come una nuvola passò di fretta senza neanche salutarmi.

Nel cielo delle esistenze terrene rimase solo il bianco pallido delle sue guance, associato al mio tremore per qualcosa che non capivo.

Ascoltando il suo cuore, pensai al silenzio che facevano sui muri le ombre d’estate.

- Non può esser vero! - dichiarai alla luna, mentre le sue mani apparivano come ali senza vento.

- Non può esser così! – pronunciai scuotendole il capo, affinché mi rispondesse. Poi mi dichiarai pentito e disposto a tutto, al fine di portarla di nuovo in vita.

Giurai, contorcendo le mie mani alle sue, mentre come un Giuda disperato la baciai. Poi venne il tempo in cui la paura voltò contro il soffitto il mio viso.

Allora cercai parole giuste da poter dire al mio Dio, ma mentre aprivo la bocca, balbettando, il suo sonno divenne eterno.

Sperai allora, di trovare altre promesse, mentre le mie lacrime, scesero copiose sulle guance, per ripide discese.

Andarono giù a valle, alla ricerca di cose buone, ma nel fango e nel letame del mio cuore, nessuna trovò la via del ritorno.       

 

 

 

                        - Morirà il trenta aprile! -.

Mi dichiarò così la Voce, in uno dei nostri dialoghi notturni.

Avverrà al compimento del suo ventunesimo anno, come in ogni vita.

Allora, io chiesi il perché di quella data.

 

 

 

                        - Qual è il motivo che ti spinge a chiedermi il perché di una data, quando sai che tornerai.

Puoi aver paura di perdere qualcosa, se in verità “questa” è solo sparita alla tua vista?

Quel che tu non vedi, c’è, ma in alcuni momenti di quello che tu chiami tempo, questa è nascosta.

A fronte di un mistero in conoscibile quale la morte, l’umana specie spesso pensa al peggio.

Voi piangete la morte come fine, senza sapere che nulla si può trattenere come nulla si perde.

Assomigliate a degli sciocchi bambini, quando cercate di controllare la morte, dominando la vita.

Tentate di arginare con pochi granelli di sabbia il mare intero.

Chiedermi quando morirai, è una domanda inutile, se poi non apprezzi la vita; anche in quel poco che tu credi niente, può esserci tanto, se sai viverlo nel modo giusto -.

 

 

Ritorni

Quando ti baciavo

tra i cavalli nomadi

alle porte di Pietroburgo,

nulla ancor sapevo

dell’anima mia

e del suo viver gitano.

E così ti baciai

come si bacia la propria sposa alla partenza,

con la morte nel cuore,

perché forse quel viaggio sarebbe stato l’ultimo.

Mi son voltato così

chissà per quante volte,

solo per vedere i tuoi occhi perdersi

nelle schiere d’altre donne.

Ti vidi così anche nella Praga

dalle cupole d’oro e d’argento,

così ti vidi cento volte ancora

anche nella Firenze... del Magnifico Lorenzo.

Lì, gli affreschi profumavano le strade

e i chiostri erano il riparo

al nostro vederci nascosto.

Ora che sono in questo tempo

ricordo te com’eri allora.

fugaci momenti rubati a quelle vite.

Ti ricordo come nei frammenti di uno specchio

poggiato nella mente,

lì, rivedo ancora la tua bellezza,

mentre asciugavi la mia fronte, sulle rive di Vichì

o di quando nel baleno di un sole traditore,

mi togliesti la visiera, dopo la battaglia di Bernò.

Allora piangevi la mia morte,

giunta puntuale, come i miei ritorni,

come i tuoi sorrisi, venduti a primavera

nei quadri dipinti a Wersailles.

Quando ti ho baciato ieri,

ho pensato per un attimo

al canto del prossimo autunno

e alle ombre delle montagne

poste in fila come i nostri anni.

Oggi mi sono accorto che è appena passata un'altra estate,

ma soprattutto di come gli appuntamenti sono dati al vento.

E di come Lui ci porti via, sussurrandoci in un dolce canto.

Forse e per questo, che io una volta per tutte,

ti raccoglierò ancor prima di andar via,

lo farò, anche se sarà un seducente inganno.

Lo farò perché tu sia un pensiero eterno,

seminato nel campo infinito delle stagioni

dove potrò vederti nascere ancora.

... E se ora io mi chiedo quanti nomi abbiamo avuto

tra le spighe del grano, tra le stelle del cielo

...è perché ti amo!

... E se ora ho paura come allora,

di quando ti urlavo “ti Prego non te n’andare” pur sapendo

che un giorno saresti tornata,

è perché m’accorgo di una paura che non so contenere,

di una paura di cui non so fare a meno,

come dei tuoi occhi, come della tua bocca.

Un giorno, stanne certa ti rivedrò di nuovo,

magari in qualche altra città per noi ancora sconosciuta,

mentre le nostre anime gitane

s’incontreranno nel giovane tempo appena giunto.

Allora io ti bacerò

come già feci alle porte di Pietroburgo,

o nella Praga dalle cupole d’oro e d’argento,

Qualcosa nei tuoi occhi

quel giorno mi parlerà

.. ed io di nuovo capirò

stanne certa... capirò.

 

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categoria:29° capitolo - libro
venerdì, 22 maggio 2009




 Tra le tue braccia il tempo
 era scandito
 dal ritmo impazzito
 del mio cuore,
 ed io avrei voluto fermarlo
 quel tempo
 perchè là, in quel momento,
 io avevo tutte le certezze.

 Mentre ti scrivo questo,
 non so se sei il mio passato 
il presente
 o il mio futuro,
 ma ti scrivo ugualmente
 perchè è in quel ritmo 
che voglio con te 
ballare ancora.

 eilidh e provaacapire

22 Maggio 2009

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categoria:poesia, lettera, poesie d amore
venerdì, 22 maggio 2009

XXVII° Frammento: L’ultima riunione. L’arrivo di Sophia.

 

                        In quella magra visione della mia vita, compresi che dovevo dare una violenta sterzata a quell’esistenza, cosa che avvenne, puntuale, ma non per una mia spontanea decisione.

Qualcosa era nell’aria, tanto è vero che nell’ultimo sabato di un fine marzo, nel declamare la poesia che chiudeva la serata, mi accorsi che quelle parole non erano le mie, ma di Khalil Gibran e del suo “Profeta”.

 

 

 

                        ...Popolo di Orfalese, il vento mi ordina di abbandonarvi. Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare.

Per noi viandanti sempre in cerca della via più solitaria, non inizia il giorno dove finisce un altro giorno; e nessun’alba ci trova dove il tramonto ci ha lasciato. Mentre la terra dorme noi viaggiamo.

Noi siamo i semi di una pianta tenace, ed è nella nostra pienezza e maturità di cuore che veniamo affidati al vento che ci disperde.

Furono brevi i miei giorni tra voi, e più brevi le parole che ho detto.

Ma se la mia voce si affievolirà nelle vostre orecchie, e il mio amore svanirà nella vostra memoria, Allora io tornerò; E con cuore più ricco e con labbra più docili allo spirito vi parlerò ancora.

Si, tornerò con la marea.

E se anche la morte mi celasse a voi e il gran silenzio potesse avvolgermi, cercherò ancora la vostra comprensione.

E non cercherò inutilmente...[1]

                                                

 

 

                        Un triste presagio era alle porte quella sera. Avvolto da indizi premonitori, si presentò con le parole giuste, nel momento legittimo, senza sbagliare nulla di quell’addio.

Infatti, dopo alcuni giorni, una telefonata del mio padrone di casa mi comunicò, lo sfratto esecutivo per morosità.

Un guaio, se non ci fosse stata una zia materna, la quale sempre disponibile, mi offrì vitto e alloggio.

Passarono altri mesi di vuoto, in un continuo peregrinare senza metà.

Entravo così in punta di piedi nel periodo in cui che conobbi Sophia.

La conobbi per via di una frase, gettata senza pensare dopo averla appena conosciuta. - Nessuno va mai in profondità e neanche con te lo hanno mai fatto! -.

Già ho parlato di lei. Vorrei solo aggiungere, la mia totale riconoscenza per quello che mi ha saputo dimostrare in quegli anni dove restai fermo e inconcludente.

Dopo neanche due mesi dalla nostra conoscenza prese in affitto una casa dove andammo ad abitare insieme.

Per lei, era la prima esperienza di vita di coppia, un legame che ci vide uniti quasi cinque anni, nei quali con generosità mi diede l’opportunità di riprendere e di portare a termini i miei studi liceali.

 

 

 

                        I ragazzi e le riunioni divennero anche se lentamente un ricordo e quanto alla mia vita sembrò prendere un che di quotidiano. La mattina iniziai a svolgere un lavoro d’autista privato, mentre nel pomeriggio frequentavo una scuola magistrale, dove in due anni mi riuscii a procurare un diploma che in seguito di permise d’iscrivermi all’università.

Sophia, non vide mai il mio oltrepassare la soglia universitaria, ma in verità non perse nulla, perché la mia frequentazione a “scienze della formazione” durò solo un anno.

Lo reputai un giro su di una giostra, un piccolo sogno accennato, in una notte breve. Immediatamente ritornai con i piedi per terra accorgendomi che in quel mondo per supportare la scienza, si usava solo la tecnica, in uno schema predefinito che non lasciava nulla alla spontaneità.

All’uscita da quell’esperienza, guardai in faccia la realtà, forse era giusto lasciar stare con i viaggi e con i sogni.

 

 

 

 

Oramai erano passati dalla Rossa quasi 7 anni.

 

 

XXVIII° Frammento: Indietro nel tempo.

 

                        E’ del tempo che non parlo della Rossa. Avrei preferito, visto la sua assenza, non scriverne più, ma considerata la grande importanza che ebbe nella mia vita, credo sia giusto e doveroso, riscoprirla e ricordarla in un modo più rispondente a quello che fino ad ora avete letto.

Manca perché giustificata dal destino e non essendo questo un particolare trascurabile, forse vi chiederete, perché manca proprio lei in questo scorcio della mia vita?

La risposta non è semplice, posso solo accennarvi che entrambi l’abbiamo amata a modo nostro; io e il destino!

E se anche questo può sembrare incomprensibile, ora vi spiegherò perchè Lui le concesse una vita più lunga di quella che avrebbe dovuto avere, mentre io accettai di perderla, pur che questo accadesse.

 

 

 

Sei anni prima.

 

 

 

                        Una notte dopo esser tornato tardi per via del gioco, rincasando trovai la Rossa piangente che mi aspettava. Il nostro nuovo appartamento null’altro era che uno scantinato, diviso e adibito ad alloggio.

L’aria pungente con insistenza, alitava contro le finestre, mentre lei avvolta in una coperta, rannicchiata guardava il vuoto con i suoi grandi occhi verdi, gonfi e cerchiati dal pianto.

Oramai quelli erano gli abituali ritorni, di chi si leccava le ferite in silenzio, serate destinate a chi era perdente.

In quei casi non c’era bisogno né d’accusa né di una difesa.

Per troppo tempo c’eravamo feriti e così nel silenzio, si decise entrambi di non far rumore, ritrovandoci l’uno accanto all’altro, ma questa volta di spalle.

Per un po’ i miei pensieri andarono in sincronia con l’intermittenza delle luci di un albero natalizio, posto oltre le finestre.

Con quelle riflessioni inondai lo spazio della stanza in un continuo dissolversi e ricrearsi. Poi... i nostri occhi s’incrociarono a dispetto di quel che voleva il destino e in quello sguardo trovammo ancora la forza per l’ultima volta di andare “oltre quel che eravamo”

Fu così che vivemmo gli ultimi attimi della nostra fuga senza scampo.

 

                   Basta poco.

 

Dormi nel silenzio di un pomeriggio d’inverno.

Tutto tace nel giardino oltre il vetro delle finestre.

Tutto tace nei tuoi pensieri oltre i capelli e la mente.

M’accorgo all’improvviso d’esser accanto al tuo fiato.

Lui è come una carezza leggera

passa e silenzioso culla il mio riposo.

La nostra è una piccola stanza, come le pretese

di chi si circonda di semplici cose.

Tutto è sparso un po’ quà e un po’ là.

Anche gli abiti stanchi e le scarpe baciano il pavimento.

Essi sono come tutto il resto, solo una cornice,

a quel nostro vivere leggero.

Mancano solo le parole a quest’atmosfera ma ora non

sono necessarie, il bianco e nero sono colori che si addicono

al silenzio e a questo mio starti accanto.

Ora la tua età non ha più ragione di esistere,

per come sei bella,

per come sei vera.

Unica per questo tuo generoso mostrare.

C’è così poco nel nostro piccolo che decidiamo

di regalarci quel poco nel silenzio,

in queste ore dove la ricchezza è ottenuta

dai nostri corpi nudi, percorsi

in ogni dove, senza limitazioni, ne fine.

Chi potrà mai capire dal di fuori

quali sensazioni,

quali emozioni, possono offrire

i minuti del nostro stare insieme.

Sì è vero, nel mondo stasera è l’ultimo dell’anno c’è confusione,

si ride, si balla, si canta, ...si è in tanti... e tutto è una luce,

e tutto è un clamore, ...c’è musica, festa, regali,

ma a noi cosa importa,

...e poi, ...cosa ne sa la gente, di com’è bello

il nostro silenzio...  in bianco e nero.



[1] Brano tratto dal libro “Il Profeta” di K. Gibran.

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categoria:27° e 28 capitolo - libro
mercoledì, 20 maggio 2009
Dormi amore
tra le mie braccia,
sul mio cuore,
nelle stagioni che verranno,
nella musica del tempo,
nella speranza di un figlio,
nel timore di un Dio.
Dormi accanto a me
e al fuoco dell’amore,
come nell’avverarsi di un sogno,
o nella mia presenza senza fine.
Dormi sotto questo cielo,
senza confini, con altri mille domani,
e struggimi di baci come
farebbe per l’amata un mercante
di fantasie...
Poi si tu a svegliarmi,
nei mattini dove
saremo ancora insieme,
dove cercheremo il sole,
dove estrarremo i colori dal sale,
dove saremo l’un per l’altro
sino alla prossima notte...
Allora ancora dormiremo
tenendoci per mano.
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categoria:poesia, immagini, amore
martedì, 19 maggio 2009
Sono passato qui per caso
non volevo far rumore,
ma tu mi accorgo sembra
aspettassi un mio ritorno
o forse è quel che voglio credere.
 
Mi fermo solo un istante,
il tempo di vedere
come sono cambiati i lineamenti
del tuo viso, e se ancora porti con te
il mio nome...
 
Il perché sono qui?
Non saprei risponderti!
La malinconia di un momento,
Il dolce ricordo che torna,
Il desiderio di un nuovo incontro.
 
Sono passato,
avrei voluto tu non mi vedessi,
ma i pensieri qualcuno dice
possono esser osservati...
 
e anche se non lo dico
lo spero amore mio.
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categoria:poesia, amore
sabato, 16 maggio 2009
Il tempo sei tu
nel velato autunno che passa,
nella fragranza della primavera,
nella passione dell’estate,
nel ricordo dell’inverno.
Tu sei questo e altro...
Ora comprendo
il perché
del cammino
che mi porta
avanti e indietro
dinanzi a questa entrata.  
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categoria:poesia
venerdì, 15 maggio 2009
SAN SUU KYI
Dalla finestra ho visto
mandorli in fiore
cambiare le foglie
al voltar della stagione,
e da lì pensare al volo
dello Ho-ho e alle sue ali d’argento.
In lui ho riposto le mie speranze
mentre vedevo il cader di vite,
come di quell’albero le foglie.
 
Qualcuno crede che io sia
prigioniera tra queste quattro mura,
qualcuno che ha messo alla mia porta
un uomo in uniforme per vegliare
che io non fugga...
ma lui non sa di questi voli
che mi portano
oltre le barriere del tempo.
 
Per te che invochi il mio nome,
io sono in marcia al tuo fianco
in ginocchio, nella preghiera,
e  con le mani al cielo in un canto.
 
Per te che credi nell’idea di pace
sarò bandiera nel vento
e così muovendo le ali
potrò vederti alzare le vele
per costeggiare il domani.
 
Dalla finestra
anche oggi ho visto
cambiare le foglie,
e divenire di nuovo notte
 
ma in me
come nel mio pensiero
c’è una luce che non tentenna
non si adombra
è la convinzione
che tutto ha un senso
anche il mio cammino
senza passo.
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categoria:poesia, lettera, libertà
venerdì, 15 maggio 2009
Ribelle
nei tuoi graffi alla vita,
caparbia oltre i muri,
volitiva come un vento...
Un passero tra i rami
che volteggia negli spazi
angusti della vita.
Questo è quanto so...
ma quanto altro
c’è che ancora non conosco!
 
E’ giunto il tempo
che dica al giorno
di farsi notte
per imparare
ogni tuo recondito segreto,
mentre nello specchio dell’anima
saremo un tutt’uno.
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categoria:poesia, vita
mercoledì, 13 maggio 2009
EROS
Nella tua Sicilia
dove il sole fonde
la terra portando
il color dell’uva
all’oro...
migro con i pensieri
trascinando l’onda del mare
dalla mente al cuore
in giorni dove
i tuoi futuri baci sono
desiderio per inebriar la vita.
 
Là dove la terra è circondata dal mare
ti cingerò i fianchi per esser
nella seduzione musica di conchiglia,
tra lo spettro di luce di un cielo
vestito a tramonto...
E lì, con te sarò canto,
poggiando le ali come gli dei
ai confini del paradiso.
postato da: provaacapire alle ore 13:37 | Permalink | commenti
categoria:poesia, amore, poesie eros, pittura e poesia