martedì, 25 agosto 2009

Togliere la musica del blog prima di agire sulla video poesia...

 

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categoria:video poesia
lunedì, 24 agosto 2009
foto141zu8.jpg
Anche oggi ti aspetto.
Sì! Ti aspetto. Oggi come ieri.
Così sarà anche domani.
 
Aspetto quel momento da sempre
ogni volta che m’affaccio alla finestra della vita
intravedendoti … nel passar del tempo.
 
Anche oggi avrò la possibilità
di dedicarti tutto me stesso,
mentre lieve
sorvoli il mio cuore in sospensione.
 
Aspetto, sì, ti aspetto!
Aspetterò quel momento
in cui guardandoti negl’occhi
mi chiederò cosa posso fare per te.
 
Sarà forse un gesto gentile?
Una carezza? O un semplice
Incontrasi oltre il limite del cielo?
 
Sì, ho voglia d’aspettare
dietro la porta del tuo cuore, in silenzio
attendendo che tu esca
per affrontare insieme altri cammini
nel conoscerci reciproco
attraversando fede e conoscenza.
 
Sì, sono pronto ad aspettare
 … il tuo amore
l’amore completo,
quello che più non chiede.
 
Aspetterò quella scintilla divina
che divampi nei nostri cuori
quel fuoco che si manifesterà
bruciando quel ci divide.
 
Aspetto … sì aspetto …
Aspetterò sino a quando
non prenderai la mia mano
 
Allora portarmi via con te…
ovunque andrai.
 
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categoria:poesia, poesie damore, poesie d amore
martedì, 18 agosto 2009
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categoria:video, video poesia
lunedì, 17 agosto 2009
FILIPPO
 
Filippo passeggia sulle nuvole del cielo
e parla con il suo Signore, mentre
discute di parole divine.
Filippo ha timore, il cuore in gola,
mentre fermo se ne sta nell’eternità del tempo.
Filippo chiede, prega, poi chiude gli occhi
cercandosi nel profondo, convinto, sospinto,
dall’immenso che gli aleggia intorno.
Filippo ha pagato, si è ferito,
e poi con nuovi occhi è tornato.
Lui è un uomo con il cuore bambino
ci crede, ha fede, e nell’animo
dei suoi fratelli cerca la pace.
Filippo è un mio amico
trovato per caso, mentre
passeggiavo anch’io
tra le nuvole del cielo.
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categoria:amicizia, poesie spirituali
venerdì, 07 agosto 2009
Quella tua foto
con il sorriso di traverso...
Quel tuo dire con gli occhi
che oltrepassano ogni confine.
Quella sei tu...
una canzone che ti racconta,
una frase che ti riporta a galla,
un sogno che prende il via...
 
Tu sei in quel viaggio
dove non sono mai venuto
nell’energia che mi sai dare
in un bacio
dove non ho saputo osare.
 
Quella tua foto
con quel viso di traverso
mi dice quello che il tempo
non mi ha saputo dire...
 
Quella tua foto
è tutto quel che ho...
Sarà forse per questo
che preferisco chiudere
gli occhi...?
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categoria:poesia, amore
mercoledì, 05 agosto 2009
Saprò essere terra
per le tue radici
mentre intreccerò
passione e cura,
come farebbe l’universo
con una sua stella,
generata
perché non abbia mai fine.
 
La stessa che conterrà
nel suo grembo
il nostro vivere e morire.
 
Per te sarò essenza e linfa,
nutrimento e dono
nella verde speranza
che tu chiamerai per me domani.
 
Sarà così
che qualcuno ci reclamerà
sulle scale della vita,
dove avremo nomi eterni
immagine ultima
dell’anima stessa.
 
In quel giorno senza data
e senza tempo
saremo sguardo
oltre ogni limite.
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categoria:poesia, amore
mercoledì, 05 agosto 2009
Ho letto la tua vita,
mentre ti passavo accanto,
ed ho immaginato
di conoscerti
nelle trame del tempo.
Ho sfiorato così i tuoi anni
passando curioso
negli eventi del destino
e lì, ti sei formata in me,
concedendoti ,mentre
prendevo di te qualcosa.
 
Poi, ho accostato in parallelo
le nostre esistenze,
provando a farne una...
è stata un emozione
che a parole non so descrivere
tu che per me ora sei solo
il vago mattino che sorge.
 
L’amore è proprio strano
per come ti compaia davanti
all’improvviso mentre tu non l’aspetti!
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categoria:poesia, vita, poesie damore
lunedì, 03 agosto 2009
                       
 - C’è chi crede in un santo, chi dice di esser grato semplicemente ad una persona, e chi con l’aiuto dei suoi figli e riuscito a superare un brutto periodo della sua vita.
A cosa serve dire, “è questo il metodo migliore”, adducendo ad una religione, ad una via spirituale, ad una ricerca scientifica.
Ognuno di voi cerca un senso nel caos che sembra avere la vita, lo cerca in due modi differenti, per bisogno o per desiderio, nel primo caso perché costretti, nel secondo per lungimiranza.
Ognuno di voi trova quel che cerca, ma non sempre ciò che si va cercando è la soluzione giusta.
Persone, modi, maniere, anche se risultati legittimi per alcuni, possono altresì non esserlo per altri.
Allora perché inneggiare ad una bandiera contro un'altra? Quale motivo vi spinge a voler prevalere gli uni sugli altri a tutti i costi?
C’è un vostro modo di dire su cui dovreste soffermarvi, “voler avere a tutti costi ragione”.
Voi adoprate la ragione come un’arma, mettendo le vostre menti l’una contro l’altra, smontando di volta in volta, quella del proprio vicino, il quale da millenni si è aggrappato a quel suo credo come ad una salvezza.
Il credere del religioso e la certezza del niente da parte dell’ateo, assomigliano a speciali corde con cui l’essere umano pensa di tenere ben stretto nelle sue mani il destino, mentre in una lotta mal celata da buoni propositi, sì da corso ai più biechi interessi.
Scontro questo che con il tempo porta alla sopraffazione dell’uno sull’altro, in un’interminabile sequenza che risale all’origine dell’uomo -.
 
 
                        - Non c’è regola che in via di principio può considerarsi valida a tutti se non Dio.
Solo nell’Assoluto, possono essere comprese tutte le azioni dei singoli, non viceversa.
Non esiste il fine ultimo di un singolo se non unito alla complessa manifestazione dei molti.
Il fiore ha ragione di esistere solo se condivide le corolle con il sole, le radici all’acqua, e il suo tutto, al dolce volto di chi ama accoglierlo tra le sue mani.
Ogni uomo è una scintilla di un’immensa fiamma.
Un bagliore che non deve propagarsi nell’esclusiva pienezza del suo spirito, bensì ha l’obbligo di fare di se stesso, un tutto con quello che lo circonda.
Più che a disperdersi o a rendersi singolo, ogni essere deve restituire il suo contributo a ciò che lo ha creato, per sostenere di Lui il perpetuo calore -.
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categoria:pensieri sparsi
lunedì, 03 agosto 2009
Diario di Viaggio nell’ Universo Evangelico. Racconto
 
La chiesa Evangelica Valdese sita in Piazza Cavour a Roma, ha nella sua forma estetica uno stile architettonico classico che la rende uno dei più bei luoghi di culto a cui andrebbe fatta visita, anche se non si professa questo tipo di religione.
All’interno quel connotarsi classicheggiante, si estende con tono austero a suggello sia con le infrastrutture in legno del pulpito, che con le vetrate a mosaico decoupage, dentro le quali, sono incise alcuni dei più famosi passi della Bibbia.
Le oltre 2300 canne dell’organo fanno da cornice a quello che abitualmente e meta di assemblea domenicale per gli Evangelici Valdesi.
L’orario della cerimonia e perfettamente in linea con la precisione di ogni oggetto, come la disposizione dei fedeli che collocati in ordine sembrano quasi non respirare per quanto serbino rispetto per la sacralità del luogo.
Il pastore entrando mostra di essere anch’ esso perfettamente in sintonia con il suo vestiario talare di color nero da cui partono di bianco due nastri dal collo per perpendicolari.
All’intonazione del canto, m’accorgo che gli inni sono vocalizzati in un modo magistrale, in una forma che non s’addice a quelle che sono le innovazioni delle chiese oggigiorno chiamate progressiste, nessuna batteria, niente assolo di chitarra elettrica, il tutto e scandito quasi fossimo appena stati dipinti in quadro dalle sfumature antiche.
Mancava il difetto a tutta quest’impostazione. Mancava il neo.
Ritmati come un orologio svizzero che tiene le fila dei minuti ,dei secondi e di quell’ora passata tra i banchi, si sono alternarti altri eventi effettuati senza macchia alcuna. Anche le letture, verbalizzate da una signora erano impeccabili, senza sbavature, nessun inciampo, nessun salto di riga, al punto tale che per un attimo ho sorriso dentro di me, quando ho notato che anche il classico colpo di tosse proveniente dal pubblico pronto a disturbare fosse anche lui era assente.
Il Pastore Adamo, questo il nome del celebrante, ha preso spunto dal vangelo di Matteo per esporre quanto poco centrale sia in questi tempi il discorso di Cristo, e quanto siano abbarbicati ai loro poteri temporali quelli che oggi vengono chiamati i “potenti della terra”, pronti a dissertare sui problemi mondiali senza mai avere però una vera volontà per risolverli.
Una frecciatina nel sermone viene scoccata anche al Papa e alla sua ultima enciclica, fatto questo inusuale per le visite svolte in altre chiese Evangeliche, il che mi dall’impressione di un pastore forse anch’esso caduto nel tranello di entrare lui stesso a far politica. Ma il suo fare era così garbato che ha reso lieve quel dissentire cosi trasparente agli occhi di chi lo ascoltava.
Andando avanti nel discorso si è fatta luce quella che doveva essere stata in settimana una disputa che lo aveva di certo disturbato, e cioè che la chiesa Valdese a detta di qualcuno è in declino, parole che il Pastore ha esposto dichiarando il suo disappunto affermando che forse era meglio quella piccola nicchia che altro...
La predica poco dopo è terminata mentre io con lo sguardo mi son girato su me stesso quasi a voler imprimere il luogo, la gente, il momento, per un’ultima volta. Sento che manca qualcosa, l’avverto ma ancora non so cosa è.
A quel pensare il Pastore ha fatto un gesto poche volte visto in altre comunità. Dal pulpito ha accelerato il passo avvantaggiandosi sui fedeli verso il portone d’uscita. Lì con garbo ha iniziato a salutare coloro che s’apprestavano per andare. Con un sorriso l’ho scorto dare una stretta di mano a tutti, come il Matteo da lui descritto avrebbe fatto, ritornando così ad essere il pastore della gente, meno politicante e più d’ascolto.
Nell’avvicinarmi lo saluto presentandomi, il tempo di scambiarci qualche parola. In quel mentre avrei voluto dirgli quel che avevo notato nella sua comunità, per meglio dire percepito, ma ho preferito rimandare questo mio dichiarare alla calma e alla riflessione di questo foglio.
Caro Fratello ti ringrazio quanto da te esposto, ma mi preme dirti che tra i banchi io con i miei 50 anni ero tra i più giovani. Se non contassi una coppia di trentenni seduta in prossimità dell’uscita.
Strano particolare questo per una comunità. Mi preme dirti che una chiesa ha bisogno delle ore, come dei minuti, ma ancor di più dei secondi, metafora questa che uso nell’indicarti i giovani assenti. Potenziale seme per poter far fare all’insieme quel passo verso il futuro.
I giovani sono il futuro, loro sono i rami poggiati al tronco. Il fiore che ben presto diviene frutto nella vastità del cielo. Il pittore stamane tra pulpiti in legno massello e vetri decupage, strano a dirsi, aveva dimenticato di mettere il profumo della nuova stagione.
Non credere che i pittori non possano farlo… così come un pastore accorto farebbe con il suo gregge.
All’improvviso ho scoperto cosa mancava a quel quadro per essere perfetto… mancava l’imperfezione se così si può dire dei giovani, somigliante a quella sensazione che si prova quando nell’ammirare un dipinto ne rimani affascinato per come è stato conservato nel tempo.
Talune volte anche al rigore serve una sbavatura per rendere tutto e tutti più umani e vivi.
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categoria:diario di viaggi evangelici
lunedì, 03 agosto 2009
Diario di un viaggio nelle comunità Evangeliche.
Il culto questa mattina ci porta in un luogo evangelico un po’ insolito per chi frequenta abitualmente le varie chiese. Strano a dirsi, ma alle 11 abbondanti ci ritroviamo a iniziare la lode in una palestra nella zona del Laurentino a Roma. L’accoglienza a differenza delle altre sedi fino ad ora visitate, è quasi casalinga. Tanto è vero che all’entrata ci viene offerto del caffè o del latte con biscotti. A proporcelo una signora con un bel sorriso la quale ci fa domande sulla nostra provenienza.
In poco più di cento metri quadri è stato allestito quello che per circa un centinaio di anime e il luogo di ritrovo con il Signore. Un moderno luogo di incontro che si smonta e si rimonta per far posto ad altre attività settimanali.
Questo spazio è sorto da poco più di un anno in una zona calda alla periferia di Roma, a condurla il Pastore Edoardo di nazionalità argentina.
Tutto è un concentrato di modernità dalle sedie in plastica richiudibili, agli striscioni stampati su PVC dove si evidenzia le attività e il nome della chiesa. Anche la batteria fa parte dell’innovazione post organo, come il resto della strumentazione composto di chitarra e tastiera.
La conduttrice, come gli altri componenti della lode, hanno un buon affiatamento. Con altre due vocalist riescono a trascinare i partecipanti all’unisono destando in alcuni punti meraviglia. Gli inni sono intonati con passione, come le parole che legano canto a canto.
Quattro o cinque performance (uso questo termine per rimanere in tema modernità) ci si inoltra alla predica.
Il Pastore Edoardo è in maniche di camicia, ben curato nell’aspetto alto e con una barba che lo rende credibile di primo acchito. Il sermone viene scandito con precisione, i versetti snocciolati come le citazioni e i passi della bibbia.
Si vede che si trova più a suo agio nel parlare a braccio che non a leggere, anche se talvolta viene tradito da un italiano maccheronico che si fonde con un argentino verace.
A fine celebrazione nel parlarci con più calma, riscontro un retroterra abbastanza fitto di esperienze alcune anche in grandi centri evangelici. Lo scopro un tipo impulsivo, pronto alla scommessa con quel luogo, orgoglioso e schietto da poter sembrare fiero e audace. Con se porta la sua numerosa famiglia 4 figli accompagnati da altrettante mogli con al seguito figli nonché nipoti.
La sua base di partenza ancor oggi è la famiglia. Di cui conosco ben presto ...... un ragazzone che è coinvolto in varie attività organizzative di cui il campeggio estivo. Anche lui fa parte di quella modernità che scalpita e a cui ho notato molto si allacciano le comunità giovanili.
Oggigiorno spesso si parla se si sia oltrepassato il limite della decenza sia nella forma, come nei contenuti approssimativi espressi nei luoghi di culto. E di cosa sia rimasto di valido di quel che è un passato abbastanza recente. Molte sono le comunità che chiudono i battenti per mancanza di ricambio o per evangelizzazioni poco consone. Come il mancato rinnovamento in seno alle organizzazioni spesso frammentate e che poco si addicono all’insegnamento cristiano.
Il vecchio e il nuovo talvolta non trovano la giusta simbiosi. Manca la fusione tra ciò che è l’energia e la freschezza con quello che invece è l’esperienza.
Comunque vada Dio lo s’incontra in ogni luogo, anche in una palestra, tra una batteria e una bibbia dalla copertina rosa rilegata in un vellutino che fa tanto moda. Lo s’incontra nelle parole povere e sprovviste di sintassi come nelle spoglie di chi si presenta a noi vestito in un modo semplice, ma dal cuore aperto.
Eppure è vero che non bisogna mai dimenticare il rispetto del luogo in relazione come nella qualità alla casa di Dio.
Mentre Edoardo il pastore ci saluta, il resto della comunità smonta ciò che due ore prima era stato montato: sedie, video proiettore, strumentazione, e tanto altro. Nel suo volto c’è la speranza. Quella che sia il vecchio, come il nuovo, non devono mai dimenticare. La speranza di un mondo che seppure non perfetto, sia almeno migliore.
postato da: provaacapire alle ore 17:30 | Permalink | commenti
categoria:diario di viaggi evangelici