

In ogni dove (in ricordo di Alda Merini)
Alda avevo voglia d’incontrarti
a metà di questo immaginario corridoio,
e com’è solito nel tuo scrivere
in questo punto ci si arriva
o perché si è poeti
o perché si è folli.
Hanno da poco spento le luci
credendo di poter far tacere
la tua voce e il tuo cuore,
ma nonostante non ti veda,
ti sento accanto, oltre le barriere
di chi ci vuole distanti.
Ma a me puoi dirlo
chi è che ti sorveglia e ti cura!
O Alda… non aver paura
perché in ogni luogo regnerà
la tua parola tradotta,
tu che l’hai incisa sull’anima
prima che sulla pelle,
mentre abitavi come me,
nella confusione
di chi ti volto spalle.
Alda avevo voglia d’incontrarti
nelle stanze che mi raccontasti,
nelle parole ferite
che in gigli di campo
trasformasti,
nelle righe e
nelle domande
che seppur lontani
entrambi ci siamo posti.
A molti, il tuo
sembra un viaggio senza ritorno,
un migrar oltre il confine,
un sottrarti in cerca d’ispirazione,
ma loro non sanno dei tuoi voli
di quando eri prigioniera,
e dei segni che hai lasciato
sui muri che tu sciogliesti
come fossero cera.
Io Alda, le tue parole le ricordo ancora,
mentre accucciata te ne stavi
tra branda e materasso
con il volto perso a scrivere
un po’ come fai ora, mentre
io torno indietro…
mi piace lasciarti mentre componi,
e saperti nata nuovamente nell’idea di
chi come me ti ha solo sfiorato.
