XII° Frammento: La Voce
Quella sera si andò in scena come previsto appena dopo la mezzanotte, giusto il tempo di sbrigare le ultime cose per la mattina seguente.
Per quell’occasione mi ero preparato delle domande, volevo chiedere a Lorenzo di più, ero curioso di sapere cosa c’era oltre il confine con l’esistenza terrena.
La sua pur essendo un’entità non corporea non mi creava né paura né timore, anzi al contrario mi affascinava.
Il trovarmi a stretto contatto con lui e con il suo mondo, mi faceva sentire al di fuori del comune, quasi avvenisse intorno a me un evento speciale.
Tante volte mi son domandato, per quale ragione avrei dovuto scrivere e raccontare tutte queste cose, perché non lasciarle morte e sepolte, dove sono rimaste per tutti questi anni.
La risposta è giunta solo ora, forse ho realizzato troppo tardi o forse l’ho fatto per rendervi partecipi delle fantasie di un pazzo. Ho creduto anche questo, poi ho deciso di render pubblica questa storia, sicuro che dalla vostra, avrete la possibilità di chiudere il libro, se stanchi, se delusi. Fortunati se gli editori, faranno questo prima di voi.
Sapervi attenti, anche se distanti, mi piace. Il poter condividere con qualcuno questo peso mi aiuta, ecco perché vi parlo, come se voi mi foste accanto. Ora però lasciate che io continui a raccontare, il soffermarsi annoia, distrae, salvo che quel parlare non fu quello di una Voce che mai dimenticherò.
La voce di quella sera, con lo stesso timbro, risuonò lenta dalle labbra della Rossa che poi si alzò leggera, riempiendo lo spazio d’intorno.
Fin qui tutto normale, niente di strano, ma al mio chiamare, quel Lorenzo conosciuto nelle notti precedenti non rispose.
All’apparenza tutto sembrava uguale alle altre volte, ma questa voce era più calma, musicava l’aria, produceva pace, quasi non fosse mai stata d’essere umano.
Quella voce si mostrava composta d’essenza pura, pareva provenire da un altro spazio, sembrava valicare l’immensità e i suoi confini.
Pareva essere il tempo in ogni sua parte, in seguito, capii che lei... era il tempo.
Somigliava alla luce di una stella giunta da un infinito remoto, a noi sconosciuto, così lucente da poter abbagliare senza recar ferita gli occhi dell’animo terreno.
Ricordo che stetti ad ascoltare come incantato, tanto che al suo andar via, rimasi fermo ad ascoltare il ritorno dei rumori fino allora trattenuti ed immobili al suo parlare.
- Io per essere qui, devo entrare a far parte della stessa aria che tu respiri. Sarà per questo motivo che da ora in poi anch’io mi trasformerò in parola, così d’assoggettarmi al tuo pensiero.
Dove tu troverai fatica a comprendere, concepirò nuove frasi per rendere comprensibile quello che altrimenti non sarà mai -.
Non giudicò, ma mi spiegò, non si mostrò, ma dal suo alto livello scese, destando in me stupore, mi rassicurò e poi attese.
Con il passar dei minuti, alla mia consapevolezza diede luce con semplicità, rimanendo al di fuori delle passioni terrene, poi come venne andò via.
Al risveglio della Rossa, tutto raggiante, dichiarai di aver dialogato con un'altra entità.
Devo esser sembrato insensato nell’affermare che parlai con una nuova voce.
La definii la Voce, fu la prima parola che mi venne in mente per descrivere il fenomeno, ma come avrei raccontato in seguito, precisai di aver udito qualcosa di più, di un essere verbalizzante.
Per molto altro tempo credetti così, e in quel modo assai bizzarro continuai a chiamarla. Suonava bene alle mie orecchie e quindi adottai questo riferimento ogni volta che ne parlavo.
La Rossa invece, quando ascoltò quel che mi era capitato, rimase dubbiosa, incredula, diffidente, un po’ come lo sareste stati voi al suo posto, ma anche a questo, un giorno la Voce mi diede spiegazione.
- L’intelletto di un essere umano è come un archivio, nel quale confluiscono tutte le informazioni genetiche ricevute dalla base universale dei vostri predecessori e poi empiricamente ampliate dalle vostre nuove esperienze.
Esso vaglia, setaccia, amplia, modifica, ogni dato, ma se in una discussione qualcuno vi raccontasse di aver visto un’astronave lunga 36 metri, la vostra mente automaticamente verificherà l’esistenza di quanto detto.
Nella ricerca, se la ragione giungesse ad un vuoto conoscitivo, in lei si creerebbe un rifiuto su quanto sentito e quindi il tutto sarebbe scartato o accantonato.
In quanto che, tale testimonianza non è né somigliante n’esistente ai parametri delle conoscenze, quindi sarebbe cestinata scartata a priori.
Molti di quelli che leggeranno o sentiranno questa storia non ti crederanno-.
La Rossa fu la prima. Voi non sarete gli ultimi.








