martedì, 26 febbraio 2008
XIII° Frammento: Le prime spiegazioni.
 
                        La Voce, così la chiamerò da ora in poi, mi dichiarò, che l’utilizzo di Lorenzo si rese possibile, esclusivamente per giungere al mio approccio.
Per questo motivo, lo zio della Rossa ottenne lo svincolo da quello che era definito il Limbo delle morti violente[1].
 
 
 
                         - Dal momento in cui Lorenzo sarà reintegrato, sino al suo prossimo ritorno, in una vita terrena, anche il suo spirito tornerà a beneficiare della Luce[2].
Per le anime defunte, il venir messi a beneficiare della Luce, equivale ad uno dei tanti stadi di benessere esistenti aldilà delle vostre concezioni.
La posizione di tale stadio è quantificata da quanto l’anima in questione ha realizzato in vita.
Più vicina sarà la posizione al cospetto della Luce, più l’intensità energetica che si acquisisce sarà maggiore.
La Luce emana una vitalità utilizzata dalle anime solo ed esclusivamente a fin di bene, mai a scopo personale.
Le anime sono delegate a compiere diverse funzioni, sia nel loro mondo sia nei confronti d’altre anime terrene, senza però interferire nel corso del destino di queste ultime.
Per poterti parlare ho dovuto anche io riacquistare in parte, una funzionalità terrena, cosa questa non semplice, e permessa solo ad alcuni spiriti elevati -.                          
 
 
 
                                                
                        A quel tempo andavo ascoltando la Voce, come fa il visitatore di un giardino sconosciuto, dove protesi al cielo v’erano rami dai frutti inesplorati, dai colori sgargianti, là dove sole e luna apparivano entrambi nello stesso istante.
Viaggiavo rimanendo fermo sui miei piedi bloccati, come se essi fossero invasi dal veleno pietrificatore di un Dio serpente.
Mi cullavo nelle onde di quel mare profondo, dimenticando paure e limiti, elevandomi in voli dalle linee estreme.
 
 
 
                        In quel periodo, tutto intorno a me, ebbe l'aspetto di un’immensa trasformazione.
Mi sembrò di vivere una meravigliosa avventura.
Cambiai casa, sostituii il vecchio lavoro con uno nuovo, condividendo delle facoltà sconosciute con una compagna misteriosa e avvenente e in più, vivevo in una dimensione soprannaturale.
Io a differenza di tutti questi cambiamenti, rimanevo sempre lo stesso. Un sognatore con la scrittura come dote.
Un uomo dalla vita sconclusionata e dalle idee bislacche.
Un eterno incompiuto che purtroppo con il passar degli anni, diveniva sempre più giocatore conclamato.
Oramai perdevo più di quel che guadagnavo e per questo iniziai anche a chiedere prestiti che difficilmente restituivo.
Soldi dissipati in puntate senza futuro e in giornate nate perdenti.
Soldi che di solito non ritornavano alla malcapitata gente.
Una vita la mia, sempre in stato d’emergenza, con la mia famiglia, con gli affitti dei padroni di casa, con le rate di ciò che compravo, ma nonostante questo, una buona stella mi ha sempre tolto dagli impicci. Sì, ad ogni occasione saltava fuori sempre qualcosa che mi faceva andare avanti, quasi avessi qualcuno alle mie spalle.
Nelle volte che tornavo perdente, in misere sere dove mancava anche il mangiare, le uniche capacità che immancabilmente venivano fuori erano l’arte di arrangiarsi e lo scrivere.
Ma erano solo quelle le mie attitudini?


[1] Il Limbo delle morti violente...
[2] La Luce...
postato da: provaacapire alle ore 21:56 | Permalink | commenti
categoria:13° capitolo - libro