XV° Frammento: I poteri della Rossa.
Da quella sera iniziai ad avere con la Voce contatti quasi giornalieri.
Quando qualcosa le impediva di venire, allora al suo posto s’infiltravano altre anime, di solito di persone morte in circostanze violente.
Il vagare senza pace di questi trapassati, li poneva alla mia attenzione come elementi di studio e di curiosità, ma Lei la Voce, restava notevolmente l’entità da me preferita.
Alcune sere dopo la sua prima venuta, la Voce mi raccontò come la Rossa acquisì queste possibilità di tramite, tra ciò che era fonte d’energia pura e corpi terreni.
Questo episodio risaliva a quando la Rossa aveva non più di tre anni.
Il fatto avvenne un giorno in cui tutta la sua famiglia di ritorno da un viaggio, si scontrò frontalmente con una macchina proveniente nel verso contrario.
Nel violento impatto gli occupanti dell’autovettura che procedeva in senso opposto cessarono di vivere, mentre la famiglia della Rossa riportò gravi e diverse conseguenze. La madre subì uno choc così drammatico che per più di un anno rimase ricoverata in un centro specializzato di neuropsichiatria. Anna Laura la sorella più grande, dovette subire diversi interventi per la ricostruzione del viso, mentre il padre uscì da quell’incidente con poco e niente.
La Rossa dalla sua, urtò la testa nell’emisfero superiore proprio dove posta è la calotta cranica, riportando una lieve lesione su questa ultima.
Quel punto, mi riferì la Voce, determina il collegamento tra la nostra singola energia vitale e quell’universale.
In quel frangente sempre la Voce dovette entrare per la prima volta in soccorso nella vita di quella ragazza, ponendo rimedio a quella che altrimenti sarebbe stata la sua ultima ora.
L’entità mi confermò che quella sua interferenza poteva esser decisa solo nel caso in cui la persona in questione rischiava di alterare il tempo prestabilito della sua vita.
Da quel momento in poi, la leggera lesione sulla parte superiore del cranio, le avrebbe procurato ogni tanto dei mal di testa, per la pressione che c’era tra il cervello e quella parte non completamente saldata. Questo faceva sì che da quell’istante in poi, la sua capacità di collegamento nei confronti dell’universo spirituale era come una porta aperta metà.
Questa porta sarebbe rimasta semichiusa se io un giorno non l’avessi dischiusa del tutto per via della mia curiosità, se non avessi tentato tramite lei di mettermi in contatto con il suo profondo.
Ricordare tutto ciò che avvenne in quegli anni è difficile. Dopo quel tempo tutto è stato da me nascosto e seppellito, quasi rinnegato, quindi è ovvio che ora qualcosa sarà tralasciato.
La mia memoria è una sola e non potendo fare affidamento su gli altri partecipanti, continuo a raccontare senza uno schema ben preciso, un po’ come faccio nelle mie poesie.
In quelle righe, come in queste, pur non essendoci un’idea iniziale, alla fine, tutto appare come un’intelaiatura perfetta, quasi programmata in anticipo. Posso affermare che questo accade anche con la vita, proseguite in questo racconto e ve ne renderete conto.








