XXI° Frammento: Il dopo Rossa.
Ho pensato molte volte, perché succedesse questo a me, e non ad altri. Una riflessione rimasta a lungo tempo costante, fino a quando non ho avuto la sfrontatezza di chiederlo direttamente a Lei, e così una notte rispondendomi disse;
- Hai mai provato a metterti su una distesa in un giorno di sole, lasciando che il vento, passi ad ascoltare il tuo cuore ferito?
Gli hai mai chiesto perché lo fa? Lo hai mai chiesto alla persona che ami, mentre ti bacia? Hai mai domandato il perché del suo amore o hai lasciato che ti curasse tra le sue braccia, come fa quel vento!
Nel bacio che hai ricevuto, nell’abbraccio che ti ha stretto, c’è qualcosa che gli occhi del corpo non possono vedere, la bocca assaporare, le mani toccare, sensazioni che le tue orecchie non potranno mai ascoltare, come la tua mente capire.
Lasciati andare a quel vento e non chiederti dove ti porterà, perché lui solo sa gonfiare le vele di soavi carezze che conducono a destinazioni che si possono solo provare e non afferrare.
Non chiederti mai di quel bacio, accettalo così com’è, nel bene e nel male delle sue intenzioni, poiché nel momento che tenterai di capire, come un aquilone ti sfuggirà dalle mani -.
Dopo che mi lasciai con
Ricordo di aver vissuto da solo, un periodo durato un paio d’anni, dove l’amore e la crescita interiore cercarono di andare di pari passo, in un viaggio introspettivo, alla ricerca di un giusto equilibrio.
A quel tempo vivevo alla giornata e così per di sbarcare il lunario, mi presentai anche come cartomante in un’agenzia di servizi. In quel periodo c’era il boom di questi centri, dove a pagamento potevi tramite un cartomante o presunto tale, sapere il tuo destino.
Il mio intento fu quello di gestire situazioni amorose con la valutazione di un autodidatta psicologo.
Quello fu un periodo piuttosto pieno dal punto di vista dell’arricchimento interiore, ma molto gramo da quello economico. Per ammortizzare le spese, subaffittai una camera, ad un mio collega, un certo Leonardo, in arte Kim.
Tutto proseguì così, fin, quando una mattina di domenica, una mia giovane parente telefonò chiedendomi di indicargli una località dove andare a passare la festività.
Mi chiamò perché la settimana precedente ero stato ospite a casa sua, in una località di mare. In quell’occasione, ricordo che a lei e al suo fidanzato raccontai nel tempo che precedeva il pranzo, questa storia. Il motivo, a dichiarar il vero mi sfugge, forse si parlava d’amore.
“ Un giorno, un giovane ragazzo che stava su di un balcone a guardare la vastità della terra circostante, si accorse di un’anziana proveniente dalla campagna, la quale portava con se, due grosse ceste di frutta.
Il ragazzo che era d’animo nobile, a quel vedere, s’immedesimò a tal punto nella fatica della contadina che scese le scale e corse lungo il viale per andarle a dare aiuto.
Giunto al suo cospetto, il giovane prese da sotto il braccio della donna una delle due ceste, ma nel farlo vacillò tanto era il peso del canestro.
Nell’accadimento di quel fatto, in lui si formò un pensiero; com’è possibile?
Lei è una donna e io un uomo, lei è anziana e io sono giovane, lei tiene due ceste e io una sola, e per giunta lei proviene da un lungo cammino!
La donna a quel suo pensare così rispose.
- Figliolo, tu hai ragione, ma la mente in questi casi non può aiutare come solo la forza fisica delle tue braccia non può sollevare. Io utilizzo un'altra forza, quella dell’amore, con quell’energia, la fatica viene meno, perchè l’amore lenisce, e tramite queste prove vince, dandomi la vitalità sufficiente per fare quello che tu vedi.
Ma questa verrebbe meno, se l’utilizzassi per il bieco egoismo. Domani allo spuntar del sole mio figlio si recherà con queste al mercato, ma non si metterà in strada come tutte le mattine alla solita ora perché io oggi ho raccolto queste al suo posto, ma non per vendere di più ma solo affinché lui riposi.
Sono stata tra i rami perché il suo vendere sia giusto, come tranquillo sia il suo cuore.
Ma se lui avrà altre intenzioni, renderà vano questo mio fare.
Al banco del mercato anche chi comprerà, riceverà pace per via di quella sua tranquillità.
In verità io non conoscerò mai quelle persone, ma la mia anima sa per certo, che questa pace arriverà anche tra le mura della loro casa.
Questo tempo, dedicato a mio figlio, è come un sasso gettato in uno stagno, il cui allargarsi in cerchi toccherà sponde dove andrò mai.
Al mio posto ci andrà un’invisibile forza chiamata amore”.
- Tutto quello che fai impregnato è d’impronte digitali invisibili, le quali determinano nell’oggetto che toccherai, nel pensiero che creerai, l’essenza veritiera[1], base incancellabile con la quale tu hai svolto o scelto, un’azione.
Questa può essere camuffata, da sottili apparenze, da chi ha secondi fini a quanti guardano, solo ed esclusivamente con gli occhi del mondo fisico.
Entrambi però rimarranno intrappolati nel buio dell’illusione mentale, anche se a prima vista sembrerà che i primi la facciano franca.
Il comportamento concernente un pensiero, sarà in ogni caso valutato da un supervisore[2] che controlla la bilancia degli avvenimenti, il quale stabilisce a vostra insaputa il corso delle cose -.
Quel racconto, forse voleva essere un modo come un altro per dimostrare l’inizio di quel mio nuovo cammino verso la consapevolezza, una maniera inconscia per dichiarare le mie intenzioni.
Io ero quel ragazzo, e la donna anziana,







