venerdì, 10 luglio 2009

XXX° Frammento: Il dolore e la comprensione.

 

                        Ripensai a molte cose nel momento che la Rossa era lì, muta nel suo pallore.

Mille momenti inutilizzabili, come l’insignificante domandarsi del domani. Quale senso poteva avere il domani, mi chiedevo, se poi a mancarti era l’essenza d’ogni attimo e quanto valeva la propria esistenza se in quell’attimo mancava il fondamento stesso del tempo?

Il suo corpo assomigliava ad un letto vuoto, da dove qualcuno si era appena alzato, ed io dall’alto uno strano lenzuolo a coprirlo.

Tutto era così confuso che ogni azione risultò sbadata.

Per una frazione di secondo la pensai addirittura lontana, un concetto questo, assurdo, avendola lì, così prossima da sentirla addosso.

Poi d’un tratto quella mancanza divenne così effettiva da essere, nel momento stesso in cui lei se n’andava, dolore e pentimento.   

Al superamento che il dolore fece nei confronti della mente, versai lacrime, come può piangere un qualsiasi uomo.

 

 

 

                        - Ora sai cosa si prova, quando procuri in qualcuno il dolore. Lei, a causa tua, fa esperienza di quest’emozione ogni volta che tu ritorni, così in cuor suo, muore non una ma cento, mille volte.

Adesso chiediti, perché dovrei aver compassione di te?

                                               

 

                         A quelle accuse, non avendo più riparo alcuno, il mio amore accettò la sconfitta.

Conoscevo bene quella parte, potevo benissimo fare a meno di leggere il copione, già altre, furono le volte che vidi quell’infelice scena.

Replicavo l’epilogo anche stavolta, ma in un palcoscenico differente, sotto lo sguardo di un silenzio, attento a non far rumore.

Accettavo la sconfitta perché cosciente di un limite che non potevo superare.

 

 

 

                        - Puoi comprendere, ma non cambiare. È questo il prezzo che dovrai pagare, per scrivere quello che è già!

Scriverai e diffonderai notizia di quel che è stato, ma solo dopo aver verificato su te stesso.

Leggerai e vedrai oltre il confine posto all’umana comprensione, subendone la conseguenza, prima e dopo il tuo scrivere. Sarai deriso, sbeffeggiato, secondo quanto tu avrai creduto. Sarai definito stravagante per quanto dirai di aver udito e tu ne soffrirai quale estrema dedizione -.

postato da: provaacapire alle ore 23:07 | Permalink | commenti
categoria:30° capitolo - libro