martedì, 14 luglio 2009
XXXI° Frammento: Mio padre e il gioco.
 
                                                 Nello spietato passaggio dei minuti, il mio volto spaziò nell’immenso bianco del soffitto, mentre tutto intorno era fermo nell’attesa.
Fino allora avevo chiamato il suo nome, imprecato il mio, implorato quello di Dio, in un turbinio di sensazioni che mi avevano portato a pensare a qualunque cosa, poi dopo un lungo giro, arrivò la causa di quel che stava accadendo, ...il gioco.
Nello scoprire questo, un vortice mi riportò ai ritorni a casa di mio padre, anch’esso giocatore.
In un attimo lo rividi giovane, mentre saliva le scale che portavano a casa.
I suoi lineamenti erano sbiaditi dal tempo come un avvenimento che si andava a mano a mano cancellando.
L’intenzione di eliminarlo volutamente dalla mia vita era già in me da anni, ma qualcosa lo bloccava.
A trattenerlo c’era quel sentimento che legava un figlio ad un padre, anche se questo ultimo, non fu mai tale.
Una decisione quella di eliminarlo, cercata migliaia di volte in una soluzione che in verità non esisteva perché non programmata dal destino.
In quelle occasioni, mettevo in prova solo l’amore di un figlio verso suo padre. - Troppo poco, mi disse una volta la Voce, - Si può andare oltre o forse non si può far niente, dipende da ciò che è scritto nel tuo cammino! -
Lei mi parlò della prima ipotesi la compassione, parola che mi tornò in mente come un bagliore in quella notte.
 
 
 
                        - Noi anime non abbiamo i sentimenti quali la paura, l’odio, e neanche la parola amore è comprensibile per noi.
La compassione sì, forse è questo il termine che più s’avvicina a quello che proviamo. Sai, le parole non possono chiarire il significato di un’essenza pura, perché nel momento in cui si tenterà questo, l’essenza pura diverrà concetto, e quindi contrarrà in sé la fallibilità.
Prova a pensare ad un corpo e poi cerca di spiegarlo con le sole parole, senza raccontare che in se intrinseco fin dalla nascita sarà il dolore.
Ti accorgerai ben presto di com’è impossibile fare questo.
Un’anima non percepisce il dolore, perché non ha corpo, un’anima non possiede e di conseguenza non perde. L’anima è la luce di una stella ma non la stella -.
 
 
 
                        Ciò che restava di quel passato e di mio padre era la sua voce dietro la porta chiusa della camera da letto, quando discuteva con mia madre, dapprima piano, poi sempre più concitato.
Era il loro modo per nasconderci una verità che nonostante tutto, oltrepassava porte e finestre.
Alla fine, urla e grida facevano il resto, era questo il segno di una perdita avvenuta anche in quella giornata.
Quelli erano i suoi ritorni a casa, sempre gli stessi, mai una parola, né uno sguardo, solo il fugace passaggio vicino al bordo del mio letto a castello.
Ogni tanto, quando andava bene portava con se un mazzo di fiori, così smaccatamente riconducibile ad una vincita, che l’evidenziava con un sorriso beffardo.
Anche se non ho mai praticato le riunioni di poker, alle quali mio padre partecipava, dietro il retrobottega di un bar di periferia, sono rimasto ugualmente coinvolto in quella spirale.
Una vincita causale, in una lotteria alcuni anni dopo l’essermi sposato, mi portò finalmente a stretto contatto con il mio punto cardine[1].
Dopo quel battesimo, il gioco s’incarnò in me totalmente.
 
 
 
                        - Non puoi eludere la montagna creata appositamente per quella che tu in seguito chiamerai esperienza.
Posta al centro del tuo cammino come una prova, lei è lì, erta di fronte a te, per darti modo di scalarla.
Tramite quell’altura metterai in pratica quello che sai, imparando quello che ancora ti manca, in quel passaggio che ti porterà alla consapevolezza.
Denudando i tuoi limiti, ti saggerai una prima volta, nella convinzione di farla tua con poco, per poi ridiscenderne appena scoprirai la fatica, tornando poi ad affrontarla quasi non ne potrai fare a meno.
E lo farai finché non avrai compreso perché sei lì!
Muterà ad ogni tuo fuggire e come tu cambierai la strada diversa la scorgerai nelle sembianze. Sarà montagna, fiume, bosco, ed ad ogni fallimento aumenteranno le avversità del clima, le asperità della salita, la durezza del cammino così come ad ogni tua conquista, lei si dissolverà come neve al sole.
Non puoi esonerarti dall’affrontarla, lei per te sarà una prova costante per tutto il perdurare della tua vita, è come l’ombra che segue il passo del suo padrone, lei ti seguirà, ovunque andrai.
 


[1] Ognuno di noi ha il suo Punto Cardine, basta evidenziarlo. Cercatelo nelle vostre debolezze o anche in quelle che all’apparenza sembrano essere virtù. È quella situazione che non riuscite a frenare, è lo stimolo alle vostre esperienze.
 
postato da: provaacapire alle ore 21:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:31° capitolo - libro