mercoledì, 01 novembre 2006
...
V° Frammento: La rinuncia e la scelta.
 
                        A malincuore mi riproposi che mai più avrei tentato quel tipo d’esperimenti, non per mancanza di volontà, ma per il semplice fatto che dopo alcuni giorni una psicologa mia amica, mi ammonì, spiegandomi gli effetti collaterali che l’ipnosi poteva provocare.
Comprendendo e accettando il richiamo, smisi quelle verifiche.
 
 
 
                        Inconcomitanza di tempi con quell’avvenimento, ricevevo da mia moglie un ultimatum sulla relazione con la Rossa, una presa di posizione che si dimostrò netta e risoluta.
La mattina che mise in atto il suo proposito, in procinto di una partenza, mi disse concretamente, come non lo era mai stata prima, che non avrebbe più tollerato quello che stava accadendo sotto i suoi occhi.
Fu così che mi chiese di pensare ai nostri otto anni di matrimonio, ma soprattutto ai figli, all’epoca ancora piccoli.
Essendo cosciente delle sue ragioni e dei miei torti coniugali, non replicai.
Alla sua partenza, cercai in me una responsabilità di marito e di padre provando a vedere oltre il torbido dove era confinata la mia coscienza, un luogo buio e deserto dove la luce arrivava a mala pena, analizzando quel che avevo e dove andavo, quello che perdevo e per chi lo perdevo.
Tentai di suddividere le passioni dalle vere motivazioni che mi avevano spinto a sposare mia moglie, stabilendo un confine tra l’attrazione e la messa in opera di un sogno.
Mi chiesi cosa volevo dalla vita e se quello che avevo mi bastasse. Così scavai per trovare una valida certezza, nella speranza che quella mia risposta non fosse solo pietismo.
 
 
 
                        Una sera, alla chiusura del negozio, dopo un’attenta valutazione, informai la Rossa sulla fine del nostro rapporto.  Stabilendo che al ritorno di mia moglie tutto avrebbe avuto un nuovo corso.
Comunicandole quella notizia così repentina e senza appello, pur sapendo di crearle una ferita, decisi di abbandonare quel palcoscenico valutando che presto un altro amore della stessa età, avrebbe certamente occupato il mio posto nel suo cuore.
Fuggii dimostrando tutta la mia insensibilità, restando giusto i minuti necessari per asciugare le sue lacrime con le false motivazioni che mi spingevano a quella decisione.
Le spiegai che forse i suoi genitori avevano ragione, nascondendo così il movente della mia scelta.
Per la prima volta mi allontanano dalla scena prendendo una decisione diversa da quella del regista. Stupidamente cercavo di cambiare con la volontà la parte assegnatami dal destino.
 
 
 
                                                
                        Due giorni dopo l’accaduto, esattamente la mattina prima del ritorno di mia moglie, avvenne quello che mai avrei pensato.
E’ necessario però che io vi racconti quel che capitò appena dopo l’avervi evidenziato alcuni punti su quelle che da molti sono considerate solo circostanze.
 
                        In questa vita come nelle precedenti, ad ognuno di noi sin dal principio ci fu assegnato un ruolo che avrebbe avuto il fine di unirci gli uni con gli altri, in una trama universale.
In quella che sembra una mescolanza apparentemente disordinata, si svolgono, anche se non sempre compresi, un intreccio d’intenti che danno adito alla più importante manifestazione filmica mai progettata, nonostante quella rappresentazione sia chiamata realtà, null’altro è che lo strato più superficiale della Suprema Verità.
In quell’immenso set, dove brulicano miliardi d’inconsapevoli attori, troveranno spazio i più disparati personaggi tra i quali; il buono, il cattivo, l’amante, il figlio, il tradito, l’eroe, ect. ect...
Ritagliato su misura anche per noi ci sarà una parte che va dal generico al comprimario, dal protagonista al figurante. L’importanza dei personaggi e le loro posizioni sociali purtroppo scatenano da sempre le invidie terrene per chi non comprenderà l’alternanza che c’è nei ruoli nel susseguirsi delle vite.
Ora pensate di essere in una di queste vite, e che il copione v’inciti come fece con Giuda a tradire.
Siete certi che accettereste di buon grado il personaggio del discepolo infedele? Molti non lo farebbero perché convinti da false credenze.
Dirò di più, il mondo intero dovrebbe ringraziare quell’apostolo, il quale dimostrò tutto l’attaccamento al suo ruolo al punto di accettarlo.
Gesù avrebbe mai portato a compimento la sua missione senza Giuda Iscariota?
Purtroppo non sempre in questo mondo accettiamo il nostro ruolo ben volentieri. E’ successo a me e son sicuro anche a voi di aver provato a dirigervi per vostro conto su altre strade disattendendo quel che il regista aveva programmato.
Chi di noi lo ha fatto, sa per certo che qualcosa alla fine, ci ha rimesso nella giusta direzione.
Io l’ho sperimentato in prima persona!
Purtroppo molti continuano a farlo convinti di poter uscire dal gioco.
Nella nostra esistenza o per meglio dire nel copione che abbiamo, fate molta attenzione a quei momenti dove questo è accaduto, se lo farete, riuscirete a denudare la realtà arrivando alla Suprema Verità, ...non uscendo dal film, ma comprendendolo.
Ora prendiamo in esame quanto successe allora.
 
 
 
                        Pochi giorni dopo il nostro chiarimento, trovai la Rossa nel bagno del negozio stesa in terra.
Un flacone di barbiturici vuoto e un biglietto con scritte poche righe erano la cornice a quel corpo da me così desiderato e poi con non curanza abbandonato. Tutto era un implicito riferimento al nostro amore, chiuso distrattamente dalla mia fretta vigliacca.
Di quell’immagine, serbo nei miei occhi la disperazione di un corpo che non voleva esser solo attrazione, ma qualcosa di più.
Una folle corsa verso l’ospedale fortunatamente vanificò quell’insano gesto.
Di lì a poche ore, anche mia moglie che era sulla strada del ritorno, portava con se un'altra notizia, anche se in forma embrionale era un annuncio importante; si era invaghita dell’autista del pullman.
Un amore sbocciato in quel viaggio, un sostegno involontario alla Rossa.
Entrambe, anche se in diverse circostanze e per decisioni personali differenti, avevano il compito di riportarmi sulla strada da dove mi ero allontanato volontariamente, stimolate dalla mano oscura della regia, la quale in quei giorni notò in me un passo indeciso e appositamente falsato.
In quell’assenza avevo sistemato all’insaputa di mia moglie, due quadri che feci fare da un pittore assoldato per quell’occasione. Volevo che ad attenderla ci fossero le immagini di un tempo a noi caro. L’avevo voluta ritratta in pose di vecchie foto, dove il suo viso era come quello dei nostri primi incontri.
Con quelle tele sistemate con cura nella sala da pranzo, tentavo di farle capire che poi dopotutto era ancora lei la cosa più importante della mia vita.
Avevo fatto la mia scelta o almeno così credevo, ma il destino a sua volta, senza interpellarmi aveva fatto la sua. 
Mi ero illuso che quel gesto poteva almeno in parte produrre riparo ai danni causati dal mio sconsiderato comportamento, ma non fu così.
Passata una settimana senza sue notizie, mi convinsi che qualcosa si era rotto definitivamente, ma per esserne certo decisi di andare a trovarla. La Rossa nel frattempo era ancora ricoverata in ospedale, ma fuori pericolo.
Per attimo mi accorsi di essere uscito della recita e di ritrovarmi appartato nel retroscena del teatro. Improvvisamente avvertii una forte sensazione di smarrimento, mentre di lontano le voci degli altri artisti mi cercavano chiedendomi di ritornare sul palco.
Isolato e soffocato delle mie considerazioni, sembravo bloccato. Inaspettatamente, senza più battute non sapevo più che cosa fare.
Pareva che gli altri elementi della compagnia si aspettassero da me qualcosa, ma io, senza iniziativa, rimasi nell’attesa di un fatto, poi quel qualcosa avvenne.
 
 
 
                        Una sera alla fine del lavoro mi presentai a casa di mia moglie con una scusa pensando che forse l’orgoglio le facesse da freno. Erano gli ultimi barlumi di speranza che andavano spegnendosi.
Nel vedermi, fu gentile e cordiale, parlò senza screzi né parole forti. Mentre lei faceva questo, notai che i fiori e i quadri si presentavano come li avevo messi, i bambini erano a dormire.
Con un giro di parole mi congedò, affermandomi che voleva pensarci su, perchè sostenne di essere confusa.
Questo è uno strano modo, usato da molti, per dirsi addio con fare indolore.
Tornando a casa in quella notte mi ritrovai all'istante privo di passato, con nulla nel presente, e con vaghe e lontane mete nel futuro. Non era un bel ritorno alla realtà.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’uomo e il suo Dio
 
Dio dov’è l’uomo di un tempo,
quello che aveva occhi per vedere
e orecchi per sentire,
e che alle domande, rispondeva
chinando il capo per vergogna e per timore.
Cosa ne è stata della sua fede,
dell’amore puro e delle proprie verità,
dove s’annida quel suo oscuro male
che lo tenta e lo consuma,
giorno dopo giorno,
ora dopo ora.
Da chi fugge credendo di sapere,
continuando poi a negare,
accettando di morire.
Cosa lo sospinge se non c’è il vento,
cosa lo confonde se non c’è il buio,
e a cosa crede se non ha un Dio
e se poi l’unico che ha lo crede in se.
Dov’è la sua meta ora che non ha
una casa in cui dormire,
un sogno in cui sperare
e un cielo con cui incantarsi
senza il bisogno di doverlo comprare.
Dov’è quell’uomo che sapeva piangere
felice di avere un figlio,
forte di quell’abbraccio che dava gioia e sicurezza.
Cosa è stato dei suoi sentimenti
ora che nudo appare agli occhi del proprio cuore,
e perché anche di esso ne fa a meno.
Dio, perdona a lui e a tutti noi,
perché il suo peccato sia anche nostro,
ora che la mia voce è una per tanti,
ora che la mia vita è tutta per lui.
Dio io l’ho visto vagare
con lo sguardo perso nel vuoto
ma non ho percepito i suoi occhi
i suoi capelli, al contrario me sembrato
di vedermi e di accorgermi
di aver bisogno anche io come lui
d’altri mattini e d’altra brina,
per scoprire nuovamente,
come sia necessario
incontrare quell’uomo
e la sua coscienza.. nel tuo nome.
                                                
postato da: provaacapire alle ore 00:23 | Permalink | commenti (2)
categoria:5° capitolo - libro