VIII° Frammento: La morte di Lorenzo.
Dopo una giornata di lavoro passata a riflettere su quanto accaduto, quella stessa notte stabilimmo in pieno accordo di ritentare con l’ipnosi. Anche se non del tutto appurata, oramai esisteva in noi una consapevolezza; c’eravamo inoltrati senza volerlo in qualcosa di grande, avevamo oltrepassato una porta che ci aveva condotti in un'altra dimensione. Sbagliando strada ci ritrovammo, dove a nessuno in vita è permesso di entrare. Aldilà di quel confine, compresi in seguito, non ci si arrivava percorrendo mari e terre, ne volando nelle vastità del cielo. Là, in quel luogo, senza spazio ne tempo, senza un punto preciso per essere indicato, là, ci si giunge solo in alcuni casi. Noi lo facemmo tramite l’ipnosi, così pervenimmo a quest’importante scoperta o almeno così all’iniziò ci sembrò. Come le altre volte l’inizio e il procedimento fu lo stesso, e come le altre volte intorno a noi si materializzò un atmosfera irreale. La Rossa sembrava più calma dell’evento precedente, mentre se ne stava nella sua camicia da notte bianca. Assomigliava distesa, ad una vergine pronta per gli dei. Una creatura destinata al sacrificio. Passati i minuti necessari per il rituale di numerazione e verbalizzazione come al solito le chiesi se m’ascoltasse. Al perdurare del suo silenzio aggiunsi se ci fosse qualcuno. Al terzo richiamo, la stessa entità del giorno prima, si pronunciò dalla bocca della Rossa, e come la volta precedente mi chiese chi fossi. Alla mia spiegazione, notai una certa felicità nel ritorno del tono della voce, tanto è vero che si disse contento di quel nuovo risentirci. Naturalmente iniziarono da parte mia un’infinità di domande, dove cercavo di sapere per avere conferme su quanto stava accadendo. La voce che sentivo, appurai con certezza, era effettivamente quella dello zio della Rossa morto in uno scontro frontale con un'altra auto una sera di circa 18 anni prima. Lorenzo quella notte mi riferì i fatti per come effettivamente erano andati, ed io ora ve li racconto proprio come lui, li riportò a me. Quella sera scese per andare a comprare il latte. A quel tempo abitando in una zona di campagna e figlio di contadini mi spiegò che per spostarsi c’era bisogno dell’auto, per via delle distanze da percorrere. Così fece anche in quella tragica sera. Prima però passò dalla sua fidanzata, giusto il tempo di un saluto forse un triste presagio, poi si diresse verso casa. Per abbreviare passò in una strada poco illuminata e all’epoca ancora sterrata, una via a senso unico di percorrenza, poco frequentata, se non da coppiette appartate. Andava sicuro, niente gli avrebbe fatto immaginare che la sua vita fosse ad un passo dalla fine, poi lo scontro. Un'altra autovettura proveniente in senso opposto lo prese frontalmente. Mi disse di non esser morto subito, mentre gli occupanti dell’altro mezzo si salvarono. Curioso come sempre, gli domandai che fine fecero, se furono per questo condannati. Allora la voce di Lorenzo mi spiegò che l’incidente pur essendo avvenuto all’incirca verso le nove, la morte fu certificata solo alle dieci. Non comprendendo il motivo di quanto mi diceva chiesi spiegazioni e così di seguito Lorenzo mi raccontò che gli autori della manovra mentre lui era in agonia, cambiarono la direzione delle autovetture dimostrando la loro ragione. Non pienamente convinto affermai che i rilevamenti avrebbero di certo dimostrato il contrario e che certamente le autorità preposte avrebbero riscontrato qualche anomalia. Lorenzo facendo silenzio, senza dimostrare nessun’emozione, mi rivelò, una verità che avrebbe superato anche la più fervida fantasia. L'autovettura venutagli contro era una macchina della polizia stradale, da qui il motivo del referto e del tempo così lungo intercorso tra la visita alla fidanzata e l’avviso ai genitori. Lorenzo era morto senza soccorso, e quindi per questo si ritrovò, come seppi dopo, in un luogo intermedio tra quella che è la vita terrena e la morte.







