sabato, 28 aprile 2007
IX° Frammento: Sophia.
 
                        Fu solo dopo molti anni e con l’aiuto di Sophia che la mia esistenza comprese la Morte e i suoi misteri, grazie soprattutto alle capacità innate che lei aveva come dono.
Sophia era una donna dall’apparenza dura e dal viso denso, con gli occhi cosi penetranti che parevano entrarti dentro.
Sapeva rivolgere lo sguardo oltre il limitare delle cose, riusciva a scavalcare il confine tra ciò che è vita e ciò che non lo è più.
Lì, in quel luogo, dove solo lei poteva arrivare, sembrava vivere una seconda esistenza, ma per esser capace di fare questo, dovette suo malgrado sperimentare il dolore.
Un dolore non fisico, né morale, per esser più precisi quello che si avverte in un’estrema separazione.
Sophia entrò in scena molti anni dopo la Rossa, credo però opportuno che se ne parli ora, per riallacciarmi a quanto mi riferì Lorenzo in quella famosa notte.
Questa nuova figura, entrò in scena permettendomi di fare chiarezza su determinati particolari che a quel tempo erano ancora oscuri.
Sophia con la parola Morte sin da bambina ebbe un rapporto stretto e vincolante, una relazione che con gli anni sarebbe stata ancor più evidente.
Innumerevoli sono le disgrazie che la contornarono, ne tratteggerò solo alcune tristi esperienze senza però entrare nei particolari.
Sua madre fu il primo tassello di questo macabro destino, una donna già sposata, che aveva perduto il marito e un figlio in un incidente di moto.  
Quell’evento e gli ossessivi racconti di una mamma in preda alle prime crisi depressive, accompagnarono Sophia alla condizione di predestinata. Più avanti nel capitolo dedicato ai genitori capirete come e con quale perfezione lei li scelse.
Appena portata a termine inconsapevolmente la sua missione iniziatrice, la madre uscì dalla scena a causa di una malattia nervosa che in breve la consegnò ad una senilità precoce e poi ad una prematura scomparsa.
Stessa sorte ma in diverse circostanze ebbe un suo fidanzato il quale sparì misteriosamente dopo aver contratto debiti con gente poco raccomandabile, inutile furono le ricerche, come superfluo diventò lo scrollarsi di dosso di quest’assurdo fato.
Ricoverato per un semplice malessere anche il vero padre fece seguito a questo inconcepibile inanellarsi d’accadimenti, infatti, anche lui morì improvvisamente in circostanze a tutt’oggi oscure.
Da una nostra relazione, durata diversi anni, Sophia iniziò ad accrescere le sue potenzialità percettive. Ogni tanto nei nostri viaggi in macchina mi chiedeva se per caso vedessi niente di strano in alcuni luoghi ove facevamo passaggio. Alle mie negazioni, mi raccontava di vedere in quei posti, persone vagare confuse, di solito nel momento della loro morte.
In prevalenza erano incidenti stradali avvenuti anche molti anni prima. Queste apparizioni avvenivano ai suoi occhi come flash, spontaneamente, senza preavviso.
Sapeva descrivermi lo svolgersi di quel fatto e gli attimi finali di quella povera gente. Pareva sentisse il dolore subito e lo stato di smarrimento come lo svanire delle loro emozioni, ancora fresche ma trattenute a stento.
Mi affermava che rimanevano bloccati in un arco temporale, determinato dal violento impatto che essi avevano con il sopraggiungere inaspettato della morte.
A dichiarare il vero non sempre credevo a ciò che mi raccontava, anche se le riconoscevo una forte partecipazione sia fisica sia emotiva.
Affermava d’essere impotente, avrebbe voluto, ma era ostacolata, impedita, da qualcosa di soprannaturale.
Passò del tempo, prima che quella sua capacità avesse un riscontro dimostrabile, ma soprattutto una risposta al perché avvenisse.
Una sola cosa era certa, dove c’era la fine di un’esistenza Sophia, era presente. Quasi fosse inavvertitamente chiamata ad assistere il mistero di quell’evento.
 
postato da: provaacapire alle ore 17:34 | Permalink | commenti
categoria:9° capitolo - libro