venerdì, 23 maggio 2008

 

FANTASIE

 
Non ti conosco.
Non so chi sei.
Ma cerco d’immaginarti
dietro il velo di mistero
che da te mi divide.
Appari sensuale
in quel che dici,
tra le frasi che sospendi…
come fossero appendici
di un nostro ipotetico legame.
M’intrighi in fantasie…
e in quel che mostri
cerco di capire qualcosa di te.
Traspare il desiderio
quasi a lasciar
un indizio.
Chi sei
vorrei sapere,
mentre diventi
un pensiero costante.
Perché ti sei avvicinata
al mio confine
dove senza puntelli
ti lascio entrare?
Dove vuoi arrivare
con i tuoi passi
soffusi…mentre attraversi
le mie braci…
Ma tu taci!...
Mentre io vorrei
che tu parlassi…e non solo.

 

 

 

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lunedì, 03 marzo 2008
QUANDO SCRIVO
 
Al suo arrivo
mi lascio coinvolgere
abbandonando la presa,
quasi  la parola
in quell’attimo
assomigliasse
ad un lembo di tenda.
Io con lei dimentico dove sono,
e nel suo lento
frusciare sulla pelle
avrei di che perdermi...
affascinato dal sinuoso
muoversi che agita
i chiaro scuri
dove l’anima
è poggiata...limiti questi
che nessuno può
oltrepassare, se non si è poeti
dalle mani contenenti
 l’amore.
... solo chi è
poeta può percepire
nella sensazione
che non ha tempo,
il valore dell’infinito,
meta che non ha
distanza per quanto
si possa viaggiare...
ma un poeta
su di un fascio di luce
io l’ho visto camminare
sillabando parole
come fossero petali
di un fiore, nato
in un campo
alle pendici del cuore.
Quando sono su quel campo
fatto di margherite bianche
io scrivo attraversando
i confini che portano
a chi assorto mi vede leggendomi,
se solo potessi vederti
mentre chiudi gli occhi
portandoti le pagine al viso...
se solo potessi sfiorarti...
io ti accarezzerei
come fan le parole...
tende che sfiorano
mentre scrivo.
Enrico Carlostella 
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categoria:vita, poesie che vanno oltre
martedì, 25 dicembre 2007
Per te che ancora aspetti,
per te che non mi conosci,
per te che hai subito,
per te che non hai capito.
Per te che assecondi,
per te cresci,
per te che ogni tanto sprofondi,
per te che ora nasci.
Per te che nella notte ti abbandoni,
per te che scrivi,
per te che non hai doni,
per te che non sai dimenticare un offesa,
e per te che ti profumi
per divenire ancora rosa.
Per te che non sai dove andare
per te che ancora non sai sognare.
Per te che consoli,
per te che sorvoli,
per te che non hai le ali.
Per te che ancora gli credi,
per te che non vedi,
per te che mi ami,
per me che sono
come un bambino
ancora con gli occhi
a vedere il mondo dietro i vetri.
Per te che sei nel solito ritorno,
per te che non hai più di un giorno,
ma che ami più di chi ne ha mille,
per te che sei tra le stelle.
E per tutti voi il mio cuore
che vorrei esser brace
per scaldare mentre
qualcuno grida da lontano
“E’ tornata la pace!
E’ tornata la pace!
Per te, per me, per noi.
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categoria:poesie che vanno oltre
mercoledì, 09 maggio 2007
STELLE INDIFFERENTI
 
Un papa ben vestito
scortato dalla polizia per andare in visita ad un ospedale...
una tredicenne venduta per una birra che il padre berrà...
gente in fila per assistere ad un processo
per una condanna che nessuno mai sconterà...
mentre televisori sono accesi per confondere
il silenzio di una casa vuota...
e poi dimmi cosa ne sai delle poche stelle nel cielo
viste da astronomi senza cuore...
...
Una balena trascinata nel ventre di un'altra balena d’acciaio...
una donna che di lato ad un negozio in centro
dorme a scacciare il freddo dell’indifferenza che passa...  
mentre le immagini di una guerra
vengono proiettate in una vetrina
silenziosa per far rumore...
e poi dimmi cosa ne sai delle poche stelle nel cielo
viste solo da cartomanti che
ti vendono sogni per un tuo mancato amore...
...
Bambini che disegnano le proprie torture perché
resi muti dal proprio dolore mentre adulti
scambiano foto dove il corpo assume un falso valore...
mentre macchine sfrecciano credendo
di poter superare il destino...
mentre il cielo e venduto da chi
crede che un giorno lo potrà abitare...
e poi dimmi cosa ne sai delle stelle
quelle vere che nessuno sa
più in verità guardare...
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venerdì, 22 dicembre 2006
    
Il mio nome è Tarif
venditore nordafricano,
quello scuro come le mie
borse in finta pelle.
 
Il mio nome è Riccardo
pendolare sulla tratta
Genova – Milano
quello che si addormenta
tornando a casa dopo
il lavoro.
 
Il mio nome è Vittorio
volontario in Piazza S. Elia
raccolgo derrate alimentari
il sabato pomeriggio.
 
Il mio nome è Natasha
venduta per duemila euro
prostituta a riscatto.
 
Il mio nome è Mariola
ho dodici anni
sono nomade senza madre
elemosino sui gradini
del supermercato.
 
Il mio nome è Mario
intreccio cani di lana
in tre colori ad Agrigento
la gente sento chiedersi
come faccio, sono cieco dalla
nascita.
 
Il mio nome è Ludovico
portiere di notte alla pensione Rosa
allo svincolo dell’autostrada
che porta a Rovigo.
 
Il mio nome è Babel
sono del Bangladesh
vendo orecchini e incensi.
 
Il mio nome è Tony,
canto alla fermata di Lepanto a Roma
tra la macchina del caffè
e la vidimatrice del treno.
 
Il mio nome è Carlo
barbone sotto la mole a Torino.
 
Il mio nome è Suor Pamela
sono ecuadoriana porto la
fede sempre in ogni missione.
 
Il mio nome è Shamim
vendo ad offerta libera
“Terra di mezzo” stampato
per raccontare del regime
del mio paese.
 
Il mio nome è Anna
ho ottantadue anni
e vivo con 247 euro di pensione.
 
Il mio nome è Diego
e da tre anni vivo
all’Ucciardone
so fare il caffè
meglio degli altri
miei compagni di cella.
 
Il mio nome è Filippo
figlio di genitori separati
…a Natale ancora non
so dove andrò…
 
…e il tuo nome quale è?
Puoi inserirlo in questa breve lista?
Non è importante che tu lo faccia…
importante è non dimenticarsi
che questa non è l’altra parte del mondo…
ma è il tuo mondo
…qualsiasi nome tu abbia.
 
Buon Natale a tutti voi.
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mercoledì, 20 dicembre 2006
IO
 
Io uomo, io donna,
e mai Dio.
Io a meta strada
tra uomo e donna
senza sapere
qual’è il vero corpo mio.
Io figlio, io padre,
figlio senza padre
e padre senza figlio.
Nato nel passaggio veloce
che c’è tra l’apertura
di una bocca e uno sbadiglio,
mentre ora sono un essere
senza pace.
Io fertile seme, e poi dura corteccia.
Incisa con falsi ti amo
da bugiardi amanti,
intrecciati nel bisogno
di qualcosa che ti prende per mano.
Io che ho cercato di capire,
smussando angoli
che come fiori
tornavano a fiorire.
Io nel vento,
io piantato in terra,
io che non sono di nessuno,
io edera sul mondo.
Ora non più convinto
anche se alla luce del nuovo mattino
continuo a mostrare il mio pentimento.
Ma da cosa, ma da chi,
questo ancora non mi è dato di sapere
e per questo che vado errando
in cerca di una consolazione.
Forse questo essere
meraviglioso sei tu,
vorrei non dirtelo,
ma perdonami
se lo faccio una volta ancora,
per me sarà come staccare
un’altro petalo da quel fiore
che contiene
questi nostri giorni.
 
 
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domenica, 17 dicembre 2006
L'attore
Anche oggi entro in scena, anche oggi do prova di me stesso.
Anche oggi il mio nome è stato affisso nella locandina della vita.
Un nome non l’ho scelto, ma che qualcuno ha stabilito,
in un giorno dove il sipario si è aperto,
ed ora… eccomi qua…una volta ancora.
Recito a braccio un copione suggerito dall’alto, che io stesso
modifico quando lo sfondo dei desideri mi attrae.
Interpreto tutti i ruoli nel vortice di luci, e mi inchino e salto,
offrendomi mentre attendo applausi.
Così bilancio sulle assi di un palco il bene e il male,
assecondando ragioni mentre il tempo modifica i miei stili.
Sono un attore nel teatro più grande del mondo,
anche se non sono poi così importante.
Alle mie rappresentazioni seduto nelle prime file qualcuno
lo conosco più da vicino, gli amici sono nelle quarte,
nel mezzo ci sono i critici, spine al fianco mentre nel fondo
della sala nel buio siedono quelli che non vedo da tempo
ma che affollano ancora i miei pensieri.
Anche oggi entro in scena, anche oggi sarò Re o Tiranno,
povero o ricco, padre o figlio, falso, sincero, amato, odiato
e tutto questo su fondali di cartone
divenendo servo o padrone.
Spero di farlo senza recar danni
…a questi anni,
segni che non si cancellano…
qualcuno le chiama ferite…
io preferisco chiamarle
magnifiche serate.
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mercoledì, 13 dicembre 2006
trapezista
NEL CIRCO DELLA NOSTRA VITA
 
 
Ogni giorno sotto un tendone di stelle
come pagliacci entriamo in scena
nel circo della nostra vita.
Nel breve spazio di un tempo
determinato dal destino,
volteggiamo nelle circostanze della storia.
Siamo attori senza copione,
acrobati senza rete, siamo uomini
e donne, credenti e peccatori, ma in entrambi i casi,
volgiamo lo sguardo al cielo…
illusi che qualcuno ci guardi.
Forse con la paura di venir giudicati,
forse con la speranza nel cuore.
Così continuiamo a gridare, mentre altri
come noi ci fanno saltare in cerchi di fuoco,
illusi ancor di più che qualcuno ci …ascolti.
Forse questo accade
quando crediamo di avere tutto a disposizione
senza esser in verità possessori di niente.
E così, mentre la ragione e il dolore dispongono
della nostra vita, ci accorgiamo di essere relegati
in questa prigione senza sbarre,
dove tutto è delimitato da un filo invisibile
che indica il confine con la libertà,
un posto che nessuno ha mai raggiunto.
Ogni giorno sotto un tendone di stelle
ballo in equilibrio con accanto i desideri,
tentazioni che senza tregua mi confondono,
rendendo la certezza delle cose
solo un immagine artificiale della vita.
Accade così di cadere nell’errore.
Basta una valutazione imprecisa,
un passo azzardato, un tempo sbagliato,
e tu, sei giù nella polvere…sotto i riflettori
di chi inflessibile ti infligge una pena,
ma agli altri poco importa, indaffarati come sono
a provare i propri esercizi.
E così aspetto che si abbassino le luci
che il pubblico pagante mi lasci solo nella scena,
in quel momento nel silenzio generale
della mente…m’accorgo di me e dei miei pensieri,
m’accorgo del mondo e della vita
e poi di te…che nell’alto del tendone
volteggi da un trapezio all’altro
assomigli anche tu ad un passero
che non trova via d’uscita…eppure
quel Dio di cui si parla dicono che un giorno ci salverà.
Ma quando? Allora, m’accorgo di quell’inutile mio aspettare
ed è per questo che Domani, salirò la fune che porta
al trapezio più alto,…se tu vorrai,
lì in quel momento, proverò insieme a te
quel triplice salto mortale
che nessuno da tempo per paura prova più.
Lì, in quel momento, varchèrò la soglia
che delimita la nostra libertà,..
anche se la vedessimo solo per un istante,
proveremo ad altri
che quella libertà esiste…esiste…esiste.
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mercoledì, 06 dicembre 2006
CAO5UNG1
SULLE SCALE DELLA VITA
Prima che ti portassero come un peso per le scale,
ti ho vista molte volte nell'androne del palazzo,
mentre chiudevano la tua carrozzina.
Ti aggrappavi al collo di tuo padre,
come se ad aver fatica non fosse lui, ma il tuo cuore.
Io giocavo nel cortile con gli amici a palla prigioniera,
mentre tu, da un lato prendevi l'aria tra le piante
che qualcuno chiamava con il tuo nome.
Quando la palla cadeva ai tuoi piedi io e gli altri ci guardavamo
come se avessimo commesso uno sbaglio,
ma tu sorridendo con quei tuoi grandi occhi neri,
lasciavi che io corressi per averne di nuovo il possesso.
Avevamo la stessa età, gli stessi occhi, lo stesso cuore,
ma io volavo nel vento e su per le scale, mentre te sul portone
salutavi la gente che entrava, aspettando di tuo padre l'arrivo.
E poi altre scale, ed altra fatica.
Gli anni son passati, sia per te che prendevi l'aria della vita
sia per me che giocavo a palla prigioniera.
Son volate le stagioni, come le foglie nel cortile, adesso
siamo grandi, come i grandi che salutavi sul portone.
Ma io credo d'esser diventato grande il giorno che mi feci coraggio
quel tanto che basta, per farti aggrappare le braccia al mio collo.
Quel giorno la fatica per te è stata la stessa, per me credimi nel
prenderti in braccio è stato come cogliere quella palla ai tuoi
piedi, la stessa di quando bambino giocavo.
E così nel portarti per quelle scale mi sono accorto che si può
continuare a volare, nonostante il destino. Ne sono stato certo
nell'attimo in cui, ne di quelle scale ne di quella vita eri più
prigioniera.
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giovedì, 19 ottobre 2006
LA LAVATRICE
 
 
C’è chi afferma che le cose non hanno un’anima
tutto questo forse è vero, ma oggi nel vedere
che mia sorella faceva portar via la vecchia lavatrice
non so perché, ma per un attimo me sembrato
che tra noi qualcosa accadesse.
Quella lavatrice avrà avuto la mia stessa età,
fu lei che mi fece da primo libro di scuola
quando al bagno da bambina leggevo
il suo nome aiutata dalla mamma.
Aveva i numeri messi in fila quasi fosse una lavagna.
Mi faceva compagnia, quando rullava i vestiti
che tutti colorati sembravano un arcobaleno.
Poverina non si è mai lamentata del gran lavoro
che in famiglia le abbiam procurato, nessun dottore
neanche ora, solo il bisogno di averne una nuova.
Forse quella che prenderà il suo posto avrà luci,
simboli e mille tasti. Lei ne aveva uno solo, così
grande che la mia mano da bambina era un appiglio per non cadere.
Credevo che il suo oblò fosse una finestra, come in una casa,
così ogni tanto vedevo chi ci abitasse dentro, anche
le mie bambole videro il suo interno.
A vederla ora non splende più nel suo bianco laccato
e la sua stazza è un po’ su di peso, in confronto
alla nuova generazione. Eppure lei ha continuato a comprendermi,
anche quando gli altri non mi ascoltavano.
Con la testa mi ci poggiavo sopra, chiusa a chiave
per non far vedere… le lacrime che solo lei ha saputo capire.
Non le abbiamo mai dato un nome tanto era sempre al suo posto
anche dopo anni d’innegabile fedeltà.
Quando per le scale si sono incontrate, lei se messa da parte,
mentre l’altra passava tra le congratulazioni di tutti.
Quando è stata caricata sul camion dei rottami, mi ha
strizzato l’unico occhio come per farmi capire che poi dopotutto
anche per lei era giunto il tempo di un meritato riposo.
“ – Quanti grembiuli mi hai lavato – pensai e qui nessuno che ti ringrazi! –
“ – Non ti preoccupare – mi rispose – smetti di piangere e apri
la porta del cuore, tutto prima o poi… si asciugherà al sole.
 
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